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AnnoUno, Travaglio: “Serracchiani mi ha deluso, Renzi rappresentante della democrazia verticale”

AnnoUno, il giornalista Marco Travaglio si dice deluso dal presidente della regione Friuli Venezia Giulia, nonché vicepresidente del Pd, Debora Serracchiani: “Quando la sentii parlare all’Assemblea dei circoli Pd nel 2009 diceva cose condivisibili, quasi rivoluzionarie: parlava di conflitto di interessi, di inciucio con Berlusconi, testamento biologico, chiedeva le dimissioni degli inquisiti. Dov’è finita? E’ diventata uguale a Renzi– spiega Travaglio- che a sua volta, da paladino della meritocrazia e dei cittadini, si è trasformato nel rappresentante della democrazia verticale”. L’accusa alla Serracchiani è per Travaglio anche un modo per difendersi da quella di disfattismo che viene a lui rivolta da gran parte dello studio: “Non è così, non sono sempre contro tutto e tutti– risponde lui- ad esempio la giovane Serracchiani a me piaceva. Adesso non so più dove sia”.

La democratica prova a spiegare il proprio ruolo all’interno del Pd, tentando di articolare un ragionamento politico e a spiegare ai ragazzi i limiti dei ragionamenti di pancia. Inutilmente. In studio prevalgono il caos e le generalizzazioni. Alla fine anche Travaglio- un tempo un campione nell’attirare il consenso giovanile- verrà accusato di essere un affarista, proprio da una delle giovani interlocutrici. Si è parlato un po’ di tutto in questa ultima puntata di AnnoUno: dall’astensione in Emilia Romagna alle proteste fuori dalla casa di Beppe Grillo a Marina di Bibbona in seguito alle espulsioni dei deputati dissidenti Massimo Artini e Paola Pinna, fino al teso clima in Forza Italia.

Ma è evidente che il format del talk di Giulia Innocenzi non sia appropriato per favorire un dialogo e un confronto costruttivo e a poco possono servire le ammonizioni di Santoro e i suoi richiami alla razionalità se nessuno sforzo è fatto per fuggire dai sensazionalismi e dalle generalizzazioni: “Cari compagni emilianiaccusa Michele Santoro nel suo editoriale a che serve non votare? Siete così nervosi che se uno dice di calmarvi, vi incazzate ancora di più. Ma non votare è una scelta democratica quando si vuole convincere il proprio partito a presentare candidati migliori. […] Non è l’incazzatura che mi preoccupa, ma l’indifferenza. Perché poi viene il fascismo, la dittatura e infine la guerra”.

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