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Anti aging: da Harvard il meccanismo per una pelle perfetta

Anti aging a livello molecolare

La nostra pelle, così come l’intero organismo, va incontro a processi di invecchiamento, accelerati dall’ossigenazione provocata da inquinamento, dal contatto coi raggi solari e da numerosi agenti esterni. Se fino ad ora l’uomo ha trovato rimedio in trattamenti dermici naturali o creme, tra qualche tempo potremmo fare affidamento su pratiche più accurate. Un recente studio della Harvard Medical School è riuscito a trovare il modo per controllare l’interazione fra alcune molecole del nostro organismo, al fine di ottenere effetti di anti aging sulla pelle. Gli scienziati sanno da tempo che i danni che provocano l’invecchiamento della pelle sono ridotti attraverso l’azione di una molecola chiamata NADnicotinamide adenine dinucleotide. Chiaro il meccanismo secondo cui agiva questa molecola, quello che ha rappresentato un punto di svolta nella ricerca è stata la capacità di controllare il processo.

Molecola NAD, come agisce sulla pelle

Quando il nostro corpo è colpito da radiazioni, una proteina nota come DBC1 si combina con un’altra, chiamata PARP1. Quest’ultima ha il compito di proteggere e rigenerare le parti danneggiate di Dna delle nostre cellule. Quando però la DBC1 viene a legarsi con questa, funziona come una sorta di agente distraente, di ‘palla al piede’, che impedisce alla PARP1 di svolgere adeguatamente il suo compito. Tornando al ruolo significativo della NAD, gli scienziati di Harvard hanno verificato che questa va, in qualche modo, a ‘liberare’ la PARP1 dall’azione della DBC1, permettendolo, così, di continuare nella sua funzione di elemento anti aging e riparativo delle cellule danneggiate. La NAD va a combinarsi con la DBC1, lasciando libera di agire la preziosa PARP1. Attraverso questo processo, non è certo possibile invertire il meccanismo di invecchiamento. Tuttavia, si è in grado di prevenire ulteriore danno genetico alle nostre cellule, incrementando la funzione anti aging organica. La molecola NAD si trova già nel nostro organismo. Tuttavia, i suoi livelli si riducono sempre di più col tempo. Quello che hanno appurato gli scienziati dell’Harvard Medical School è stato il meccanismo per riportare questi livelli su valori elevati. Gli studi sono stati condotti su alcuni topi. Alle cavie è stata fatta bere dell’acqua in cui erano stati disciolti blocchi della molecola assorbibili dal loro organismo. I risultati dell’esperimento hanno mostrato come, attraverso questo procedimento, i livelli di NAD nelle cavie arrivavano a quelli di esemplari giovani. Con ottimi riscontri non solo nel riparare i danni al codice genetico esistenti, ma anche nel prevenire quelli futuri.

Non solo anti aging, ma cura anti tumore

Come forse si poteva intuire, un meccanismo che preserva e ripara i danni a livello di Dna può avere riscontri molto utili anche nel riparare cellule tumorali. Concetto ribadito dal Dr. Gary Goldenberg, professore di dermatologia all’Icahn School of Medicine di Mount Sinai. “Se siamo in grado di riparare il Dna a livello cellulare, è anche possibile invertire le anormalità che presentano le cellule e fermare non solo il progresso del cancro alla pelle, ma anche i danni provocati dal sole, il collagene e il danno elastico che causa rughe e smagliature”. Insomma, il progresso di questa ricerca potrebbe portare ad un rimedio per una pelle liscia e senza segni di invecchiamento. Lo studio ha per ora riguardato solo cavie animali. Tuttavia, entro sei mesi dovrebbero iniziare i test sulle persone, per vedere se la tecnica potrà funzionare anche per noi.

photo credit: MyTudut skin treatment applying via photopin (license)

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