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Antonio Ciontoli: “La vita di Marco Vannini vale l’ergastolo”, ma ricorre in Cassazione contro condanna a 5 anni

Marco Vannini omicidio: Antonio Ciontoli ancora nel mirino dell’opinione pubblica per le tanto discusse sue affermazioni rilasciate a Franca Leosini per Storie Maledette. L’uomo, che in Appello si è visto ridurre la pena da 14 a soli 5 anni di reclusione, ha tuttavia lasciato che il suo avvocato facesse ricorso in Cassazione chiedendo una ulteriore riduzione della pena. Quando però la Leosini gli ha chiesto “Quanto vale la vita di Marco Vannini”, lui ha risposto con voce fioca: “L’ergastolo”. Una clamorosa contraddizione, la sua, che non è certo passata inosservata.

morte marco vannini

A rimarcarlo Carmelo Abbate: il giornalista presenza fissa a Quarto Grado non fa certo mistero delle sue idee. Ha da sempre osteggiato l’atteggiamento della famiglia Ciontoli e giudicato estremamente blanda la condanna inflitta agli imputati rei di avere lasciato morire il giovane bagnino di Cerveteri. E in un post di poche ora su Facebook lo ha ribadito, evidenziando come Antonio Ciontoli lo abbia querelato per istigazione a delinquere: “Lui è Antonio Ciontoli. Lui è quello che va in televisione, piange, dice che meriterebbe l’ergastolo per aver tolto la vita a Marco Vannini, mentre il suo avvocato presenta ricorso in Cassazione contro la pesante condanna a 5 anni di carcere. Lui è quella pasta di uomo che tra una lacrima e l’altra, dopo aver implorato perdono e misericordia da due genitori ai quali ha ammazzato un figlio che con loro era molto pudico, gli racconta che per lui Marco era come un figlio, avevano un rapporto speciale, al punto che quando il ragazzo faceva la doccia, lui, il suocero, entrava in bagno e se la chiacchieravano. Lui è quello che mi ha denunciato per istigazione a delinquere (…)”

Profonda l’indignazione per l’intervista a Storie Maledette dell’avvocato Celestino Gnazi, difensore dei Vannini, che a Quarto Grado ha sbottato in maniera provocatoria: “Io vorrei ricondurre la cosa alla sentenza, in cui si dice che il Ciontoli ha avuto un atteggiamento mendacio, riprovevole e odioso … Non vorrei che qualcuno la prossima volta venga a dirci che Marco si è suicidato. E qualcuno ci crederà pure!”. E anche Marina Conte, madre di Marco, ha rispedito al mittente la richiesta di perdono. Amareggiata per essere stata definita dalla Leosini “Madonna addolorata”, la donna ha dichiarato: “Ciontoli si permette di dire che Marco era come un figlio per lui, ma per un suo figlio avrebbe aspettato tanto ad andare in ospedale? […] Quest’uomo, che fino a poco fa si lamentava dei giornalisti, da un po’ di tempo ha molta voglia di parlare con un vittimismo indecente. La verità non la avrò mai perché non la diranno. Sono quattro anni e due mesi che io non vivo più e so che questa pena non finirà mai. Io e mio marito non vedremo più Marco entrare dalla porta di casa, mentre Ciontoli ha una vita davanti e avrà forse dei nipoti”.

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