Menu
in

Antonio Logli sopralluogo sospetto dopo la scomparsa della moglie: focus di Quarto Grado alimenta nuovi dubbi 

Caso Roberta Ragusa: Quarto Grado nell’ultima puntata del 2019 ha affrontato ancora una volta la questione relativa al processo ad Antonio Logli, l’uomo condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione con l’accusa di avere ucciso la moglie, scomparsa a Gello di San Giuliano Terme (Pisa) nel gennaio 2012, e di averne distrutto il cadavere. L’elettricista della Geste si professa da sempre innocente e di recente ha deciso di cambiare avvocato difensore, nella speranza di poter ottenere la revisione del processo.

Antonio Logli pronto a lottare per ottenere la revisione del processo: la lettera dal carcere

Il primo passo di Antonio Logli è stato quello di scrivere una lettera dal carcere inviata al programma Quarto Grado nella quale ringrazia i suoi familiari per l’immenso sostegno morale datogli in questi anni, mai interrotto nemmeno da quando è stato tradotto in carcere, a Massa. Questo il testo integrale della missiva:

“Ancora una volta voglio ribadire con forza la mia innocenza, nonostante tale sentenza di condanna ormai definitiva non mi voglio arrendere. Ho chiesto e vorrei utilizzare se e ove possibile gli strumenti che la legge mi consente ai fini di poter eventualmente riaprire il mio caso. Questa mia forte volontà è supportata dalla presenza continua e costante dei miei figli Alessia e Daniele, dei miei genitori Carla e Valdemaro e naturalmente Sara. Essi ogni settimana per non lasciarmi solo vengono a trovarmi supportandomi in tutti i modi. Ho apprezzato le ultime trasmissioni perché a mio modo di vedere è emersa una descrizione della mia persona molto più vicina alla realtà. Esaurita la fase processuale e avendo modo di pensare a lungo dal momento che sono stato richiuso in carcere, ho preso la decisione di affidarmi all’avvocato Di Martino, per verificare eventuali nuove azioni e comunque per assistermi in tutta l’azione penale”.

Antonio Logli sopralluogo sospetto dopo la scomparsa della moglie

Quarto Grado ha inoltre approfondito un particolare investigativo in parte tralasciato durante l’iter processuale che ha visto indagato Logli. Alle ore 9:03 del 30 maggio 2012, pochi mesi dopo la scomparsa di Roberta Ragusa, l’uomo stava rientrando a casa dalla Motorizzazione di Gello quando d’improvviso si fermò al passaggio a livello di via Gigli e invece di proseguire fino all’incrocio con via Ulisse Dini, strada dove è ubicata la sua abitazione, tornò inspiegabilmente indietro e si fermò per qualche minuto in una stradina sterrata, perpendicolare a via Gigli. Per fare cosa? In quella stessa giornata i carabinieri, che già lo tenevano sotto intercettazione, registrarono una telefonata intercorsa tra lui e Sara Calzolaio: Logli le raccontò che quella mattina si era dovuto fermare nella stradina sterrata per espletare degli impellenti bisogni fisiologici. Perché fornire una simile spiegazione (non richiesta) all’amante? Forse Antonio Logli già sapeva di essere intercettato ed ha quindi voluto fornire una spiegazione sul perché di quella sua insolita sosta? Il sospetto, secondo quando trapelato a Quarto Grado, è che Logli abbia voluto fare un sopralluogo proprio lì, di fronte alla stradina dove ha sede la casa di Loris Gozi, il super teste al processo la cui testimonianza ha portato alla sua incriminazione. Possibile quindi che Logli avesse voluto accertarsi, con il pretesto dei bisogni fisiologici da espletare, di ciò che Gozi potrebbe aver visto da lì? Si ricordi che Gozi ha sempre detto di avere incrociato lo sguardo del vicino di casa in auto, il quale invece nega di averlo mai visto e sostiene di non essere mai uscito di casa a mezzanotte del 13 gennaio, quando Roberta scomparve. Inoltre, che Logli fece un altro sopralluogo notturno in via Gigli, per capire cosa nel buio avesse potuto vedere il testimone, prima ancora che la sua identità venisse divulgata dalla stampa.

Potrebbe interessarti anche: Antonio Logli condanna Cassazione: Roberta Ragusa, ricostruiti ultimi atroci minuti di vita