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Arriva la sigaretta elettronica alla marijuana, a rischio la salute di milioni di italiani

L’Istituto Superiore della Sanità ha lanciato l’allarme sugli effetti nocivi delle ricariche alla marijuana per sigarette elettroniche, che secondo alcuni dati, verrebbero acquistate già da molti italiani su internet. Queste ricariche sarebbero dannose per la salute perché i liquidi contenuti non sono sottoposti a controlli.

fumare sigaretta elettronica

A puntare il dito contro le ricariche alla marijuana è Walter Ricciardi, responsabile del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma e Presidente della terza sezione del Consiglio Superiore della Sanità. Come si legge dalle pagine del quotidiano Il MessaggeroAncora oggi permangono numerosi dubbi sull’efficacia della sigaretta elettronica per smettere di fumare”, ed ha aggiunto: “sono ancora pochi gli studi sulla pericolosità e i rischi”. In Italia i liquidi contenuti nelle ricariche sono sottoposti a rigidi controlli da parte dei Nas, tanto che nel biennio 2012-2013 sono state sequestrate ben 13.500 sigarette e 800mila flaconi di liquidi sospetti, che vengono acquistati sul web perché hanno prezzi contenuti ma di contro sono meno sicuri. In più, i paesi di provenienza hanno da tempo legalizzato l’uso personale della cannabis, quindi è possibile acquistare le sigarette alla marjiuana vietate per legge in Italia.

Il quotidiano Il Messaggero riporta alcuni dati allarmanti sulla diffusione della sigaretta elettronica in Italia. Tra i 9,7 milioni di persone che fumano abitualmente, il 40% ha usato almeno una volta le e-Cig. Tuttavia pare che l’obiettivo delle sigarette elettroniche non sia stato raggiunto in modo soddisfacente poiché solo il 22,9% dei fumatori ha ridotto sensibilmente il consumo delle sigarette classiche, mentre il 22,1% continua a fumare le bionde.

D’altro canto, con l’introduzione delle sigarette elettroniche pare che ci sia stata una contrazione del 4% sulla vendita delle sigarette tradizionali e, stando ai dati forniti dalla Federazione Italiana Tabaccai, lo Stato ha perso circa 600 milioni di euro di entrate derivanti dalla vendita delle bionde.

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