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Arthur Elgort: voyeurismo dietro a “Big pictures” (foto)

Dal 5 febbraio al 6 aprile la Galleria Carla Sozzani di Milano ospita “Big pictures”, cinque decadi del lavoro fotografico di Arthur Elgort.  Arthur nasce nel 1940 a New York, frequenta l’Hunter College studiando storia dell’arte e pittura, ma appassionandosi immediatamente di fotografia. Il lavoro più importante con il quale comincia ad acquisire notorietà gli verrà commissionato nel 1970 da Vogue, per il quale lavora tuttora.

Gli “snapshots” di Elgort sono sinceri, le sue fotografie di moda si distaccano completamente dai tradizionali canoni dei servizi di moda. Elgort scatta nell’istante in cui le modelle non stanno posando, scatta quando le sue modelle smettono di essere delle modelle. Citando il fotografo americano, scatta quando è impossibile imbrogliare. “Alcune delle migliori immagini le ho riprese quando non stavano lavorando: le modelle che si stavano preparando, la gente nelle strade. Fugaci momenti fra le riprese. Quello è il momento quando si può catturare la gente come davvero è e vedere cosa si cela nelle persone. In quei momenti veri non si può imbrogliare“.

“Big picture” esemplifica perfettamente il suo stile spontaneo basato quasi sull’improvvisazione, caratteristiche probabilmente acquisite dal suo grande amore per la musica Jazz. Verrebbe da chiamarlo fotografo impressionista, essendo già di per sé la fotografia una sorta di scatto impressionista, trattandosi infatti di catturare un preciso attimo in breve tempo. Il suo stile ricorda molto “qualcuno che spia e osserva” da dietro l’angolo, quasi come se fosse sempre sul voyeurista set de “La finestra sul cortile” di Hitchcock. Arthur Elgort rimane tra i più imitati e rivoluzionari fotografi della fotografia di moda, miscelando perfettamente la tipica costruzione della fotografia posata con la spontaneità.

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