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Asilo nido quanto mi costi: in Italia 1 bambino su 3 ne rimane fuori per motivi economici

Gli asili nido sono una realtà imprescindibile per tutte quelle donne che non vogliono rinunciare ad una carriera professionale e alle gioie della maternità e che, molto spesso, non hanno modo di godere dell’appoggio di nonni o parenti stretti che possano occuparsi dei loro bimbi per qualche ora al dì.Asili nido

Ma quanto costa in Italia un asilo Nido? Tanto, soprattutto al Nord. Un figlio all’asilo nido comunale costa mediamente 309 euro al mese e cioè 3100 euro all’anno, spesa che va ad incidere per il 12% sul totale di quelle che una normale famiglia deve affrontare. I costi si riducono scendendo al Sud, dove però le difficoltà economiche si fanno sentire maggiormente e le famiglie devono rinunciare al servizio. La provincia d’Italia più costosa è Lecco (515 euro), mentre quella più economica è Vibo Valentia (120 euro). Tutti questi dati scaturiscono da una recente indagine condotta dall’Osservatorio nazionale prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, in base alla quale emerge anche un’altra realtà: un bambino su tre resta fuori dall’asilo nido, con punte del 71% in Basilicata e del 65% nel Lazio. In tutto il Paese solo il 56% dei capoluoghi di provincia mette a disposizione delle famiglie delle agevolazioni tariffarie: nel 62% dei casi trattasi di riduzioni a partire dal secondo figlio iscritto, nel 45% di casi di assenze dovute a malattia e, nel 19% dei casi, in relazione alla situazione economica delle famiglie. Può godere di piccole riduzioni anche chi ha un figlio portatore di handicap o chi è vincolato da incombenze economiche come ad esempio il mutuo per l’acquisto della prima casa.

“Il nostro Paese è ben lontano dall’avere un sistema di servizi per l’infanzia diffuso, accessibile e capillare su tutto il territorio. E risulta quanto meno anacronistico che solo il 19% dei Comuni preveda agevolazioni tariffarie per modifiche alla situazione economica familiare, determinate da disoccupazione, mobilità, cassa integrazione”, ha dichiarato la responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzaattiva Tina Napoli, la quale auspica che il governo sia quanto prima promotore di investimenti “in politiche di sistema per l’infanzia, che puntino a creare un sistema di servizi sostenibili e di qualità, da poter così incrementare l’occupazione femminile diretta e indiretta, e avvicinarci alla copertura del 33% nell’offerta nei servizi educativi”.

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