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Aspettativa di vita per la prima volta crolla in Italia: vaccini osteggiati per ignoranza, obesità e tanta ansia

Il rapporto Osservasalute 2015 è una delle più attendibili e corpose analisi di dati inerenti lo stato di salute degli italiani nonché sul trend del sistema sanitario. Per stilare il documento di cui vi riportiamo i punti salienti hanno lavorato 180 ricercatori che hanno partorito ben cinquecentonovanta pagine di documentazione e analisi.

Il primissimo dato che salta all’occhio è l’invecchiamento della popolazione: oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni con una sensibile crescita degli ultracentenari. L’aspettativa di vita, però, non aumenta più: nel 2015 era di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne mentre l’anno prima era più alta; questa inversione di tendenza non era mai stata registrata nel Belpaese. Indice puntato contro la mancata e adeguata campagna comunicativa relativa alla prevenzione, soprattutto oncologica. I Lea, i livelli essenziali di assistenza, non sono applicabili dovunque, ci sono regioni che soffrono molto la mancata applicazione dei Lea. Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane nonché presidente dell’Istituto superiore di sanità dice “Siamo la Cenerentola del mondo, l’ultimo paese a investire in prevenzione, a cominciare dalle vaccinazioni. E poi ci sono gli screening oncologici, mai partiti o che funzionano a macchia di leopardo, soprattutto per le donne. Ed è preoccupante che per la prima volta l’aspettativa di vita stia diminuendo. Oggi i cittadini di Campania e Sicilia hanno un’aspettativa di quattro anni in meno di vita rispetto a chi vive nelle Marche o in Trentino. Abbiamo perso in 15 anni i vantaggi acquisiti in quaranta. E se è vero che l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, questo vale però solo per una minoranza di italiani“.

Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane tuona: “Abbiamo un aumento di incidenza dei tumori prevenibili, soprattutto mammella e polmone per le donne e colon retto per gli uomini. Ma quello che più colpisce del rapporto è il consolidamento delle diseguaglianze: abbiamo divari territoriali sempre più consistenti e le regioni del Sud, che hanno i finanziamenti pro capite più bassi per la spesa sanitaria, sono quelle che invece stanno peggio, in termini di mortalità e di speranza di vita, e dovrebbero avere più stanziamenti“.

Un capitolo particolarmente spinoso è quello che riguarda i vaccini, sia per gli anziani che per i neonati. “Un meno 22,7 per cento che preoccupa proprio perché gli anziani sono una delle fasce più a rischio complicanze. E perché la copertura raggiunta – il 49 per cento – è ben lontana sia dal 75 per cento, considerato il minimo dal piano nazionale prevenzione vaccinale, in accordo con l’Oms, sia dal 95 per cento, giudicato invece livello ottimale. E ci chiediamo quante di quelle 54.000 morti in più del 2015 siano legato proprio alle complicanze dell’influenza tra gli anziani” ha detto Solipaca. In leggero calo anche le vaccinazioni sia obbligatorie che raccomandate in età pediatrica. “Ci sconcerta che uno strumento come quello dei vaccini sia così osteggiato e siamo certi che ci saranno casi di malattie e morti, come purtroppo è già accaduto per il morbillo e la pertosse. Il caso di difterite in Spagna, dopo quasi 30 anni, in un bambino non vaccinato, deve far riflettere. Le malattie che pensavamo scomparse o ridotte ai minimi termini continuano a circolare“.

I fumatori non sono in crescita e i più accaniti sono gli over 50, il consumo di alcolici, invece, è in lieve crescita fra gli italiani. Positivo invece l’aumento di italiani sportivi, virtuosi al Nord mentre maglia nera per la Campania; pessimo il dato inerente la crescita dell’obesità, soprattutto infantile. Anche in questo caso il Nord è mediamente più magro, inoltre più i genitori sono istruiti meno i figli sono grassi. In crescita anche le patologie legate all’ansia che comportano un maggior consumo di antidepressivi: la Toscana è la regione dove si ricorre maggiormente a queste cure mentre la Basilicata è quella in cui ci si cura meno per ansia e depressione. Attenzione: curarsi meno non significa non soffrirne, semplicemente non curarsi. Infine in leggero aumento anche i suicidi, maggiormente registrati al Nord.

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