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Assegno di ricollocazione, sperimentazione a rischio flop? Ecco perché

Assegno di ricollocazione, sperimentazione a rischio flop? Ecco perché

L’assegno di ricollocazione costituisce una misura nazionale di politica attiva che si è avviata in via sperimentale dopo diversi mesi di rinvii, con l’obiettivo fondamentale di permettere di trovare lavoro. La nuova Agenzia nazionale per le politiche attive, sta inoltrando le lettere a otre 30mila disoccupati, tra coloro che percepiscono l’assegno di disoccupazione, Naspi, da circa 4 mesi. Questa provvidenza dovrebbe estendersi, entro l’estate, a circa 300mila disoccupati. L’assegno detto di ricollocazione p,uò ammontare fino a 5.000 euro, la cifra è condizionata dall’occupabilità del lavoratore, dal tipo di contratto firmato e dall’area geografica in cui vive.

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Assegno di ricollocazione, sperimentazione a rischio flop? Ecco perché

L’assegno di ricollocazione è erogato da un Centro per l’Impiego o da un soggetto accreditato che viene indicato dal disoccupato per la ricerca di un nuovo lavoro. In questa fase di avvio, la misura in questione riguarda 30 mila persone, con l’obiettivo di coprire entro l’estate fino a 300mila soggetti che hanno perso il lavoro. È erogato ai disoccupati che percepiscono la Naspi da almeno 4 mesi e che ne facciano richiesta a condizione che non siano già beneficiari di altre misure di politiche attive finanziate con i fondi pubblici. L’assegno può arrivare fino a 5.000 euro, la variabilità dipende dal grado di difficoltà a ricollocare il disoccupato, più è problematico il reinserimento nel modo del lavoro, più alto sarà l’assegno. È bene ricordare che la cifra non sarà erogata al lavoratore, ma al soggetto che ha fornito il servizio e solo nel momento in cui l’obiettivo di ricollocazione sarà raggiunto. L’importo oscillerà tra i 1.000 e i 5.000 euro nel caso di contratto a termine di durata superiore a 6 mesi. Al Sud si stima il pagamento di n quarto dell’importo per contratti di durata superiore a tre mesi. L’assegno dura sei mesi e può essere prorogato per altri sei mesi. La richiesta può essere fatta la disoccupato solo se è beneficiario della Naspi da almeno 4 mesi e resta in vita anche oltre la durata della Naspi.

Assegno di ricollocazione, sperimentazione a rischio flop? Ecco perché

Il contenuto delle 30mila lettere inviate è questo: “Gentile… in qualità di persona che beneficia della Naspi il decreto 150/2015 ha previsto per lei l’assegno di ricollocazione con l’intento di aiutarla a trovare un nuovo posto di lavoro. Lei si impegna a partecipare alle iniziative di politica attiva che le saranno proposte e sarà tenuto ad accettare le offerte di lavoro che le saranno fatte sempre che siano congrue ai sensi della normativa vigente”. Naturalmente il destinatario può o meno accettare la misura, rivolgersi al Centro per l’Impiego o a un altro soggetto accreditato, rivolgersi un soggetto erogatore presente sul territorio. L’importo può essere speso sia presso un Centro per l’Impiego, che presso un soggetto iscritto all’Albo nazionale dei soggetti accreditati a livello regionale o nazionale. Tutti gli enti accreditati devono comunicare all’Anpal le informazioni relative alle sedi presso le quali è attivo il servizio assistenza. Tutte le sedi che hanno manifestato interesse saranno inserite dentro un Sistema Informatico Unitario. A questi soggetti hanno è demandato il compito di svolgere una ricerca attiva di lavoro, inoltre forniranno servizio di tutoraggio e sostegno nella ricerca del lavoro. Al Sud è previsto il riconoscimento di un terzo dei voucher anche per un contratto da 3 a 6 mesi, ma le adesioni alle lettere inviate al momento risulta essere molto bassa, intorno al 3% delle lettere inviate, Il giuslavorista Pietro Ichino ha fortemente criticato le direttive contenute nel Vademecum dell’Anpal che permette ai destinatari delle lettere di “pensarci su e riservarsi di aderire in seguito”. Ichino ha spiegato: “Chiunque si occupi di politiche attive del lavoro sa che la ricollocazione di una persona è tanto più difficile quanto più lungo è stato il suo periodo di disoccupazione. Consentire di “pensarci su” finché dura il sostegno del reddito significa lisciare il pelo a quella pessima cultura che caratterizza i nostri vecchi servizi per l’impiego, e di riflesso i comportamenti opportunistici di troppi disoccupati: quelli che considerano il godimento dell’ammortizzatore sociale come una sorta di prepensionamento, o comunque di vacanza. Ma questo è esattamente il contrario dell’idea cui si ispira la riforma del 2015”. Tuttavia poiché l’adesione del disoccupato non è obbligatoria e non c’è un termine per l’adesione il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte ha ribattuto: “Abbiamo puntato ad aumentare la platea di potenziali beneficiari dando a tutti la possibilità di aderire, sia a chi intende farlo subito, sia a chi invece preferisce aspettare fino all’ultimo momento prima di attivarsi nel percorso delle politiche attive, tenendo conto comunque che l’erogazione della Naspi segue un meccanismo di decalage già dopo quattro mesi che dovrebbe scoraggiare la permanenza fino alla fine, di fronte ad un’alternativa come l’assegno di ricollocazione”.

In apertura foto di Janjf96/Pixabay.com

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