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Atletica, intervista esclusiva a Gianmarco Tamberi: “Il salto di Portland è solo l’inizio”

Capelli lunghi, barba a metà, un sorriso contagioso, un tricolore sulle spalle e soprattutto una medaglia d’oro al collo: quella di Gianmarco Tamberi a Portland è probabilmente una delle più belle immagini che l’atletica italiana ha collezionato negli ultimi anni. Questo giovane ventitreenne marchigiano ha risvegliato con il suo salto un Paese intero che forse aveva dimenticato quanto sia stato importante questo sport in passato per i colori Azzurri; il titolo nel salto in alto vinto ai Mondiali di atletica indoor a Portland lo scorso marzo è stata una consacrazione importante per Tamberi che ora punta deciso alle Olimpiadi di Rio 2016 con l’obiettivo dichiarato di mettersi al collo un’altra medaglia. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per farci raccontare le sue sensazioni e le sue ambizioni, in attesa di ammirarlo nuovamente volare sopra l’asta.

Con il suo salto Gianmarco Tamberi è entrato nelle case degli italiani. Che effetto fa essere campione del mondo?

“Sicuramente è un oro che mi ha dato grande soddisfazione. Stavo lavorando per questo già dall’inverno,  anche dal punto di vista mentale per evitare il nervosismo che mi aveva penalizzato a Pechino. Aver vinto in questo modo poi mi ha ancora più voglia e grinta, il bello viene ora. All’inizio mi sono sentito un po’ spaesato, si è aperto un mondo nuovo ma è stata un’esperienza fondamentale in vista di Rio.

Arrivare alle Olimpiadi con un oro al collo è un bel biglietto da visita. 

“In molti mi hanno fatto i complimenti per la medaglia a Portland ma poi hanno ribadito che l’oro lo aspettano a Rio. Il vero obiettivo sono sempre state le Olimpiadi, il Mondiale era un passaggio fondamentale anche per capire come andare in pedana. Servivano conferme e sono arrivate, ora si punta a dare il massimo in Brasile.”

Sarà la seconda volta ai Giochi Olimpici dopo Londra 2012, dopo 4 anni cos’è cambiato? 

“Nel 2012 ero il più piccolo della spedizione italiana e il più giovane ad andare in pedana, sono cambiate tante cose. Ho superato un momento difficile per via di alcuni infortuni e ora ho più esperienza, di certo conoscere già il mondo delle Olimpiadi mi servirà molto. La tensione mediatica e tutto quello che gira attorno saranno meno pressanti ora.”

La corsa, lo stacco, il salto: tutto dura pochi secondi. Cosa si prova in quegli attimi?

“Le sensazioni sono diverse a seconda dei momenti della gara e dal contesto. Molto dipende anche dalla misura: se sto saltando 2,20 ad esempio, mi concentro più sulla tecnica mentre il salto della vittoria è pura adrenalina. Lo stacco e il volo sono come un’esplosione, sembra che la gravità non esista. E’ assurdo avere percezioni così differenti.”

Ha giocato a basket per 13 anni, poi il passaggio all’atletica sulle orme di famiglia. C’è molta pressione ad avere tanti campioni in casa? 

“Papà è il mio allenatore, abbiamo un bel rapporto e mi aiuta molto. Riesce a trasmettermi tutta la sua esperienza. Sono molto competitivo, se non avessi potuto superare i suoi record non avrei nemmeno iniziato a fare questo sport!”

Com’è cambiata la sua vita dopo il salto di Portland?

“Qualcosa è cambiato, tutto quello che sta accadendo attorno a me è eccitante. Mi ha fatto realizzare l’importanza di quella gara, con un salto ho scosso l’Italia. Voglio rimanere concentrato però perché l’impegno più importante arriva ora.”

Quando scende dal materasso e toglie i panni da atleta, che tipo è Gianmarco Tamberi? 

“E’ molto simile a quello che c’è in pedana, mi piace condividere le mie emozioni con gli altri, stare in mezzo ai miei amici e alle persone che mi vogliono bene, come la mia ragazza che è la mia tifosa numero uno.”

 

Gianmarco Tamberi, Portland 2016 – Foto credits: Red Bull Content Pool

 

 

 

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