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Attacchi di panico: cosa fare? Chi colpiscono? Si guarisce? Quanti ne soffrono?

L’altro giorno una professoressa che insegna da molti anni alle scuole superiori sottolineava quanto gli attacchi di panico fossero in vertiginoso incremento fra gli adolescenti. L’incidenza di episodi ansiosi è effettivamente in rapida ascesa nella popolazione mondiale, dati alla mano. Molti dottori definiscono gli attacchi di panico il male del secolo per la capillarità con la quale colpiscono trasversalmente sempre più nutrite fasce di persone.

Iniziamo con il mettere un pochino di ordine: I sondaggi clinici più recenti asseriscono che almeno 10 milioni di italiani soffre in maniera sistematica del DAP (Disturbo da Attacco di Panico) ma che, in realtà, nel corso della propria vita un individuo su tre ha sperimentato almeno un episodio di panico o ansia sotto forma di attacco senza che vi sia stata, successivamente, un cronicizzazione. Le donne sono maggiormente soggette a questo tipo di espressione patologica di disagio ma anche gli uomini che ne soffrono sono un numero ingente. La fascia d’età maggiormente a rischio va dai 20 ai 54 anni ma, come già anticipato a inizio articolo, anche gli adolescenti si ritrovano sempre più spesso a fare i conti con questo male. Anche la genetica ha un ruolo importante: spesso chi soffre di attacchi di panico ha almeno un parente stretto che ne ha a sua volta sofferto.

I cosiddetti lavoratori digitali (obbligati a spendere molto tempo al pc e spesso socialmente isolati e con uno stile di vita sedentario) sono una categoria particolarmente a rischio e sempre più colpita da episodi di panico. La buona notizia è che guarire è possibile, qui un orientamento fondamentale, a patto che non ci si affidi a rimedi fai da te e si consulti personale altamente specializzato. La terapia cognitivo-comportamentale è accreditata come uno degli strumenti migliori ma fate molta attenzione a chi rifiuta sistematicamente la cura farmacologica che risulta altrettanto fondamentale nei momenti in cui gli episodi sono particolarmente acuti. L’errore più diffuso, infatti, è quello di non affidarsi alla figura dello psichiatra erroneamente considerato “dottore dei matti” che ha, invece, facoltà di prescrivere anche un supporto farmaceutico.

 

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