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Attacchi di panico e predisposizione genetica: ecco le ultime teorie della Scienza

Gli attacchi di panico sono un disturbo sempre più diffuso fra le persone. In Italia il numero di persone che ne soffre ha raggiunti i 10 milioni di individui e il dato è destinato a crescere. A concorrere nella loro insorgenza sono due cause: il fattore psicologico e il fattore biologico. La predisposizione genetica è alla base dei numerosi studi scientifici che intendono identificare l’esatta circostanza con la quale gli attacchi di panico nascono, ecco le teorie della scienza ad oggi più accreditate.

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Una delle prime teorie che ha preso piede fra gli studiosi è l’ipersensibilità dell’Amigdala, una struttura cerebrale posta in entrambi gli emisferi del nostro cervello. Il suo compito è quello di comprendere e immagazzinare le situazioni di pericolo, in questo modo il nostro organismo sarà capace di fornire una risposta decisiva in caso di rischio. Nei soggetti colpiti da attacchi di panico e nei quali l’ansia si è cronicizzata, l’Amigdala non funziona nel modo corretto. Un’altra teoria, promossa dopo uno studio dei ricercatori di Standford, Stati Uniti, coordinati con il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche di Villa San Benedetto Menni di Como, ha avanzato l’ipotesi che il problema possa risiedere nella respirazione e, più nello specifico, in un scompenso generalizzato del corpo. Giampaolo Perna, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze ha infatti dichiarato: “Quando si scatena l’attacco di panico, si attiva un sistema di allarme del nostro corpo che coinvolge tutti i distretti fisici, da quello respiratorio a quello cardiocircolatorio. Queste persone hanno quello che potremmo definire un sensore che regola le funzioni vitali, non regolato bene. Non si verificano quindi attacchi, ma c’è un’instabilità generale del funzionamento fisico. Situazione che si verifica in soggetti che hanno una predisposizione genetica, su cui poi influiscono fattori di stress e di vita”.

Un’altra teoria basata sulla predisposizione genetica mette in evidenza alcuni neurotrasmettitori presenti nel cervello: serotoninadopamina, noradrenalina e acido gamma-aminobutirrico sono responsabili nella regolazione dell’umore, infatti, un basso livello di serotonina nel sangue può comportare depressione e ansia, la dopamina, invece può concorrere nell’insorgenza del panico. Si parla, dunque, di squilibrio chimico del cervello. Recentemente, inoltre, è stato condotto un nuovo studio ancora più specifico condotto dallo scienziato Alexander Neumeister ha posto in essere l’assenza di uno specifico recettore neurochimico chiamato 5HT1A. Un deficit o una riduzione di almeno un terzo della sua presenza nel cervello sarebbe in grado di scatenare gli attacchi di panico. 

Photo Credit: PathDoc/Shutterstock.com

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