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Attacchi di panico: grazie al Dottor Simone Pesci ora sono una donna serena

Il Dottor Simone Pesci è uno psicologo e psicoterapeuta di Firenze che da anni si occupa di disturbi d’ansia, attacchi di panico e depressione. Attraverso il suo aiuto, moltissimi pazienti sono riusciti a superare l’ansia generalizzata e i disturbi di panico. Abbiamo deciso di intervistarlo per capire quali sono i suoi metodi e come riescono a essere efficaci su svariati soggetti, dagli uomini alle donne, dagli adulti agli adolescenti.

Quale tipo di percorso formativo ha seguito?
Mi sono laureato all’Università degli Studi di Firenze in psicologia – laurea magistrale. Dopo diversi tirocini formativi, la mia formazione si è orientata verso la psicoterapia costruttivista intersoggettiva presso la scuola di psicoterapia cognitiva – Cesipc – di Firenze.

Come mai ha scelto questo tipo di percorso?
Più che altro per come viene considerato il sintomo e la difficoltà nelle persone. Non si tratta tanto di andare ad agire sul sintomo, quanto utilizzare la relazione per stare con la persona e aiutarla a trovare le strade più adatte. È l’orientamento che mi corrisponde di utilizzare la relazione professionale non tanto per togliere i sintomi ma per curare quelle che sono le radici e le difficoltà nell’ipotesi che i sintomi non ritornino sotto altra forma.

In merito ai disturbi d’ansia e agli attacchi di panico: sono disturbi che riscontra di più nei pazienti o in certi pazienti rispetto ad altri?
Diciamo che è uno dei problemi per i quali maggiormente si avvicinano allo studio professionale. È una delle difficoltà maggiori come altre difficoltà d’ansia e come la depressione. Credo che per come vengono gestite le emozioni nella nostra società attuale rispetto a qualche tempo fa, sarà sempre più frequente la possibilità di incorrere negli attacchi di panico.

I disturbi di panico sono un problema legato soprattutto al nostro stile di vita?
Sono legate al nostro modo di stare con le nostre emozioni e alla difficoltà nel contattare le nostre emozioni. Se una persona non è in grado di codificare e ascoltare il proprio corpo e le proprie sensazioni e di capire come le emozioni agiscono sul proprio corpo, è più facile che poi vada incontro, quando ci sono situazioni scompensanti, a disturbi di panico. Se poi sono una fase transitoria o un vero e proprio disturbo, dipende da quanto le ansie sono radicate nella persona.

Come funziona la cura?
Intanto si parte concordando con la persona il fatto che l’obiettivo non è togliere il sintomo; se c’è necessità, quando il sintomo può essere effettivamente invalidante, allora facciamo una terapia assieme a professionisti psichiatri che si occupano della sintomatologia in senso stretto. Si lavora attraverso la relazione interpersonale e tecniche di conversazione per cercare di allentare quegli schemi di controllo, la rigidità e quelle costruzioni di sé, secondo cui la persona si descrive come debole, incapace di uscire da sola, bisognosa di conforto. Perché l’obiettivo è quello di aiutare la persona ad avere sempre meno bisogno di mettere in atto quei comportamenti e quei meccanismi compensativi che producono la sofferenza che porta agli attacchi di panico. Si considera il sintomo comunque attivato dalla persona in senso funzionale, è la miglior cosa che ha trovato fino a quel momento, anche se causa tanta sofferenza. Ogni caso, però, va trattato a sé. Quelle che ho descritto sono le costanti, ogni persona costruisce la propria esperienza in maniera differente. È il motivo per il quale ho scelto un percorso terapeutico basato sulla persona e non sulla sintomatologia.

A livello comportamentale, quali sono le caratteristiche che evidenziano, nel soggetto coinvolto, un disturbo di panico?
Per quanto riguarda l’attacco di panico, vorrei sottolineare l’oscillazione che di solito le persone hanno tra il bisogno di conforto e di protezione e il sentirsi costretti e chiusi. Quindi vivendo questa duplicità tutte le cose che stringono da una parte o allentano troppo da un’altra possono essere la causa scatenante dell’attacco di panico.
Il mondo viene percepito come estremamente pericoloso. Una persona affetta da attacchi di panico, da una parte ha bisogno di conforto e cerca la vicinanza di qualcuno, però la vicinanza di qualcuno implica il sentirsi costretti: già si parte da una situazione di compromesso. Se uno di questi aspetti, quindi il controllo e la costrizione, oppure il senso di abbandono o protezione, si accentuano in particolar modo, per la persona diventa un evento difficile da gestire. È quindi una lettura che viene fatta dall’interno.

Ha qualche caso particolare da raccontare?
In realtà sono tutti casi particolari. Mi ricordo nello specifico di uno: quando venne da me la prima volta era una persona che si descriveva molto vincente. Quello che c’era dietro, invece, era l’idea di dover apparire, di dover essere in una maniera particolarmente performante che si traduceva in un mancato riconoscimento del suo mondo interno, di ciò che voleva e pensava lui. Con questa persona, una volta allentate le prime resistenze, si è capito che il sintomo era solo l’ultimo anello di una catena che portava a questo. Ciò gli ha permesso anche di non seguire più il gruppo di amici in maniera cosi acritica – era un ragazzo giovane – e di scegliere fidanzate non del tutto approvate dagli altri e questo gli ha consentito anche di creare un diverso tipo di relazione con le persone che aveva intorno. Prima di tutto riconosceva le sue emozioni. Prima si vedeva vincente in base a parametri esterni e poi ha trovato il modo di essere se stesso e di esserlo davvero.

Su 10 pazienti quanti arrivano nello studio per curare attacchi di panico?
Come adulti, la metà arriva in studio per ansia in senso lato, di questi direi 3 o 4 hanno o un vero e proprio disturbo di panico oppure situazioni in cui si attivano esperienze vicine al panico.

Per quanto riguarda i più giovani, ci sono più casi di disturbi di panico o meno rispetto agli adulti?
Per la mia esperienza ci sono più casi nella fascia sotto i 30 anni. Spesso non arrivano a consultazione quelli più maturi anche se lo hanno.

Il motivo per il quale gli under 30 accusano i disturbi di panico è diverso rispetto a un giovane di 20 anni fa?
I meccanismi sono sempre quelli, la società è cambiata. Forse è una società che tiene molto meno in conto gli aspetti emotivi, è una società molto cognitiva. Basti pensare all’uso che si fa della tecnologia, al fatto che il progresso si misura in tecnologia e non su quanto riusciamo a stabilire relazioni umane. E questo rende la sfera emotiva e interpersonale limitata rispetto a quanto succedeva tanto tempo fa, forse. Quindi è anche più difficile per i giovani e anche per gli adulti di oggi fare attenzione a se stessi, al proprio corpo e alla propria emotività. Questo può essere alla base dello sviluppo in senso negativo del numero di casi di attacchi di panico.

Esistono grandi differenze fra il numero di donne e uomini che sviluppano attacchi di panico?
Non c’è una grossa differenza come numerosità fra uomini e donne, più o meno è uguale. Magari cambiano un po’ le motivazioni.

Di seguito riportiamo la testimonianza e la storia di una paziente affetta da disturbi di panico e ansia cronica che, grazie alla terapia del Dottor Simone Pesci, è riuscita a riavere la sua vita.

Ho convissuto con l’ansia per tutta la mia vita: il mio matrimonio a trent’anni, l’amore di mio marito che si è sempre fatto in quattro per me e una costante, subdola, sensazione che anche i miei figli avrebbero patito la stessa pena: ogni volta che mi chiudevo in bagno, fra una lacrima e un singhiozzo mi domandavo se questo malessere non lo avessi trasmesso anche ai miei due figli. Era colpa del mio lavoro? Di quei ritmi frenetici che non lasciavano scampo al respiro? Oppure era solo colpa mia? Colpa della mia incapacità di affrontare il mondo? Non sapevo rispondere a nessuna di queste domande. Intanto il panico tornava, sistematicamente, come un appuntamento fisso.

Ogni persona ha il suo orario, il mio era al mattino. Mi svegliavo prima di tutti, preparavo la colazione, mettevo su la moka del caffè. Mio marito si svegliava e andava in bagno. Io, prima di far alzare i miei bambini, mi sedevo in cucina a fissare l’orologio. 6:35, l’ora del terrore, così avevo soprannominato quel momento. Cominciava in silenzio: prima la difficoltà a respirare, così tanto che ero costretta ad aprire le finestre anche in inverno, e mi beccavo sempre le lamentele di mio marito per il freddo che c’era in cucina. Poi le gambe che tremavano e mi costringevano a stare seduta nonostante la miriade di cose da fare, infine la tachicardia. Inghiottivo tutto, come un’enorme voragine. Ma le cose di lì a un mese peggiorarono.

Perdetti il controllo di me stessa, e questa era una delle cose che mi terrorizzava di più. Smisi di uscire, mi diedi malata a lavoro per così tanti giorni che rischiai di essere licenziata. Se mi spostavo, se decidevano di andare in vacanza, sceglievo sempre hotel o alberghi o B&B che fossero il più vicino possibile a un ospedale. Fare anche un semplice esame del sangue mi faceva rimanere a letto in preda alla paranoia per giorni. Per non parlare di quelle notti in cui mi svegliavo con il cuore a mille. Cosa c’era in me di sbagliato?

L’unica cosa che volevo era eliminare il problema alla radice, non mi bastava uno Xanax o un po’ di Valeriana, non volevo alleviare i sintomi, ma distruggere l’intero problema. Così, un po’ contro voglia, mi rivolsi a uno psicoterapeuta. La ricerca all’inizio non fu semplice, ce n’erano molti di psicologi in giro, ma non riuscivo a entrare in contatto, passatemi termine, con il loro approccio al problema. Quando, invece, entrai nello studio del Dottor Simone Pesci, mi sentii subito a mio agio, non tanto per l’ambiente, quanto per il modo con cui mi aiutò a tornare libera. Io, da profana, credevo che non esistesse alcuna cura agli attacchi di panico, che ci avrei dovuto convivere per tutta la vita. Invece non era così. Il Dottor Simone Pesci mi rese la situazione subito chiara, senza mezzi termini: non saremmo andati ad agire sui sintomi, ma su di me, come persona.

Durante le sedute parlammo tantissimo, dei miei figli, del rapporto che avevo con mio marito, della mia ansia e di come io percepivo il mondo. Mi sentivo una persona debole, incapace di affrontare i problemi che la vita mi metteva davanti, più di ogni altra cosa, ero fermamente convinta di non potercela fare. Avevo bisogno di conforto e attenzione, mi resi conto, ma lavorammo anche sul lato opposto, su come mi sentissi in certi casi costretta e imprigionata. Quando, ad esempio, mio marito si prendeva cura di me in modo troppo insistente, io lo scansavo. Viceversa, quando non lo faceva, quella compensazione, come ho capito grazie agli incontri con il Dottor Pesci, si accendeva e così finivo con il far riemergere la paura, il terrore di morire e di essere sola con me stessa perché credevo di non farcela, di essere una donna debole.

Ognuno di noi è unico e ha bisogno di una terapia personalizzata, con il Dottor Pesci siamo riusciti a costruire una terapia efficace. Dopo un lungo percorso vidi i primi risultati. Cominciai a chiedere a mio marito di uscire: all’inizio un semplice cinema o una cena in un ristorante. Non avevo più paura per i miei bambini anche se li lasciavo da mia madre. Sapevo che potevo contare sugli altri e che parlarne, uscire allo scoperto senza fretta, era il modo migliore per capire me stessa e i miei lati più oscuri.

Ora, posso dirlo, sono una donna serena, grazie al Dottor Pesci e a me stessa ho conosciuto i miei limiti, le radici del mio panico e insieme siamo riusciti a estirparle. Non è un percorso semplice, queste strade non lo sono mai, ma lo sappiamo. Bisogna trovare la persona giusta e io, fortunatamente, l’ho trovata. Adesso, quando sfoglio un opuscolo di viaggi scelgo sempre la meta più lontana, scelgo sempre ciò che un tempo mi avrebbe provocato terrore e tanta sofferenza a me, ma anche ai miei figli e a mio marito, perché ora sono in grado di combattere, sono una donna libera e tranquilla.

Ogni tanto guardo al passato con nostalgia, come tutti, ma in quel sentimento trovo anche moltissima rabbia perché mi dico sempre che se avessi incontrato il Dottor Pesci molto prima, ma forse l’ho incontrato al momento giusto, quando ero pronta a cambiare, avrei vissuto la mia vita con serenità e passione. Mi dico anche che sono stata molto fortunata ad avere avuto lui come psicoterapeuta, perché è grazie al suo lavoro, alla sua pazienza e alla sua dedizione verso i pazienti come me che ora posso dire senza timore, vergogna o risentimento, di avere sconfitto gli attacchi di panico.

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Contatto diretto con il Dott.Simone Pesci: 

tel: 333/9640032 – tel: 055/6532802

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Photo Credit: Africa Studio/Shutterstock.com

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