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Attacchi di panico: le 10 cose che fanno più paura a chi ne soffre

Gli attacchi di panico fanno paura, con loro si entra in un circolo vizioso fatto di tachicardie improvvise, tremori, vertigini, nausea, palpitazione e sudorazione fredda. Esistono, però, determinate situazioni o specifici luoghi nei quali non vorremmo mai trovarci o che abbiamo terrore di rivivere perché a essi vi è collegato il ricordo di una crisi d’ansia.

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Metropolitana: una carrozza di metallo che spalleggia pareti buie in cemento, oltre i finestrini non si vede nulla se non il mio riflesso angosciato. Le persone mi urtano, mi rubano l’aria: e se si fermasse o un terrorista si facesse esplodere? Per oggi rimango a casa e mi do malata a lavoro.

Ascensore: e se si bloccasse? Finirebbe l’aria e io rimarrei qui, dentro una scatola di metallo, sospesa a mezz’aria. Ancora peggio se la corda che sorregge l’abitacolo si staccasse, piomberei giù come un missile. Meglio prendere le scale, fa bene alla salute.

Infarto: Il cuore aumenta i battiti come se una forza misteriosa ci avesse premuto l’acceleratore a tavoletta. Il petto sembra stia per esplodere assieme a tutto quello che ho dentro. Tachicardia, palpitazioni, extrasistole, e se tutte queste cose mi provocassero un infarto?

Ospedale: la domanda è sempre la stessa, c’è un ospedale nelle vicinanze? E se mi venisse un attacco di panico? E se mi ammalassi, come potrei salvarmi senza soccorsi? Forse è meglio cercare un posto più sicuro dove andare in vacanza, o forse per quest’anno è meglio non andare proprio.

Esami del sangue: questa è una di quelle situazioni che proprio non è possibile controllare. Mi sento male, vado a fare un esame del sangue per vedere se è tutto nella norma. E se invece trovassero qualcosa? Se avessi una malattia incurabile? Forse il dolorino al petto dell’altro giorno potrebbe essere qualcosa di grave, oppure potrei aver contratto l’HIV da quel rapporto occasionale del ’78; facciamo dei calcoli…

Medico: non voglio andare all’ospedale a trovare quella lontana zia di 112 anni mai conosciuta prima d’ora, e se il dottore guardandomi vedesse qualcosa che non va? Se dalla mia pelle, dagli occhi capisse che ho un male incurabile di cui non sono a conoscenza?

Uscita con gli amici: devo proprio andarci? E se avessi un attacco di panico mentre stiamo dando del pane secco ai cigni del naviglio al parco sotto casa? Mi vergogno al solo pensiero, meglio rimandare a giorni migliori.

Guidare: devo prendere l’autostrada e farmi due ore di viaggio prima di arrivare a casa, al sicuro, lontano dalle macchine, dal traffico, dai camion che suonano perché vado a 35 chilometri all’ora in terza corsia e rischio di fare un’incidente se non accosto subito, altrimenti vado in iperventilazione…

Dormire: riposare in pieno relax, sdraiata sul letto, al buio. E se mentre sogno mi viene un attacco di panico? E se faccio un incubo e mi risveglio di soprassalto in preda al terrore? Meglio andare a letto più tardi possibile, così limito i danni.

Ristorante: c’è troppa gente qui, ci sono i miei amici, i miei parenti, stiamo festeggiando il mio compleanno, dovrei essere felice e invece cerco di reprimere l’ansia così tanto da farmi passare la fame. Ho caldo, ho freddo, sudo, mi sta salendo la tachicardia. E se mi viene un attacco di panico davanti a tutti, cosa faccio? La prossima volta lo festeggio a casa, in solitudine.

Photo Credit: Lisa S./Shutterstock.com

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