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Attacchi di panico: l’ansia deriverebbe da un’errata interpretazione degli stimoli esterni

Gli attacchi di panico, un disturbo d’ansia tra i più comuni negli ultimi anni, colpisce milioni di persone solo in Italia. Molti studi si sono concentrati sull’Amigdala, una parte del cervello posta in entrambi gli emisferi cerebrali e che gestisce le emozioni e la risposta ai pericoli. Non solo, anche agorafobia, ovvero paura dei luoghi affollati, e ipocondria, paura delle malattie, giocano un ruolo cruciale nella manifestazione del disturbo. I ricercatori, però, puntano il dito su un altro aspetto, l’errata interpretazione degli stimoli che potrebbe essere un fattore scatenanti dei disturbi di panico.

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Secondo un nuovo modello cognitivo, gli attacchi di panico potrebbero derivare da un’errata interpretazione degli stimoli e delle sensazioni, che in questo caso verrebbero viste dal soggetto affetto come catastrofiche: ciò significa attribuire un significato negativo e patologico a un determinato evento o situazione. Al contrario, persone che non soffrono di disturbi d’ansia potrebbero vedere queste situazioni come normali o addirittura insignificanti. Come spiegano i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Depression and Anxiety: “Le sensazioni che vengono più frequentemente mal interpretate sono soprattutto quelle collegate alle normali risposte ansiose“.

Ad esempio – hanno continuato i ricercatori – si tratta di palpitazioni o di vertigini, ma includono anche altre sensazioni fisiche o mentali, come la percezione di corpuscoli nel campo visivo o sensazioni di vuoto mentale. L’ipotesi è che, quando queste sensazioni sono percepite come catastrofiche, l’ansia che ne deriva produce un aumento delle stesse sensazioni. Ne risulta così un circolo vizioso di sensazioni, risposte ansiose e pensieri catastrofici che alla fine sfociano nell’attacco di panico“.

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