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Attacchi di panico: l’intervento di Matteo Pacini, psichiatra e psicoterapeuta al Congresso Medicina e Pseudoscienza

Durante il Congresso Nazionale Medicina e Pseudoscienza tenutosi al Roma il 7 e l’8 aprile, è intervenuto anche il dottor Matteo Pacini, psichiatra e docente di medicina delle dipendenze all’Università di Pisa, in merito agli effetti degli psicofarmaci sul cervello, alle bufale nel web che demonizzano il loro utilizzo e alle domande più frequenti che i pazienti gli pongono e che evidenziano diversi ostacoli alla comunicazione.

Le domande che mi pongono i pazienti in merito all’efficacia o al perché utilizzare uno specifico farmaco per la loro depressione, denotano un’assenza di consapevolezza del fatto che, semplicemente, la diagnosi e i sintomi di cui stiamo parlando hanno un’origine cerebrale“. Esordisce lo psichiatra Matteo Pacini puntando il dito sulla sfiducia e la diffidenza dei pazienti nei confronti degli psicofarmaci. Come spiega lo psichiatra, quindi: “Le persone sanno, ad un livello di ragionamento fine, che effettivamente la psiche deriva dal cervello, ma a livello intuitivo no“.

Dunque vi è una confusione di fondo che mina anche il corretto rapporto medico-paziente e ad alimentare la situazione, sottolinea Matteo Pacini, vi sono anche i parenti: “I familiari, che sono stati spesso a sentire le raccomandazioni fino a quel momento, vogliono avere un ruolo nella malattia. Guardano alla patologia come se non lo fosse e fanno domande che non farebbero per altre malattie“. Questo tipo di comportamento, quindi, soprattutto in caso di depressione, ansia o attacchi di panico, è la norma e si ripete anche in modo aggressivo quando non vi sono miglioramenti nel paziente.

Altro tema centrale sono stati gli psicofarmaci e gli stereotipi che ormai infestano la rete, come ha spiegato Pacini: “Secondo un pregiudizio storico risalente agli anni 60′ e ’70, lo psicofarmaco è considerato un sedativo frenante, ovvero, dietro lo psicofarmaco vi è l’idea di qualcosa che ti azzoppa, a fin di bene magari, ma lo fa“. Secondo Pacini, la visione generale dello psicofarmaco è quindi quella di una sostanza in grado di condizionare il funzionamento del cervello, un intervento non in armonia con l’organo e penalizzante a prescindere dal suo scopo.

Da qui il paradosso dei rimedi naturali come l’omeopatia: il paziente arriva a curarsi scegliendo prodotti che non hanno alcun effetto sull’organismo e quindi applicano questo comportamento, il prendersi cura di se stessi, con cose assolutamente inutili. Lo psichiatra ha poi concluso parlando di tossicodipendenza e di come il concetto di disintossicazione sia del tutto travisato. Dati alla mano, Matteo Pacini ha evidenziato la scarsa efficacia della disintossicazione totale, rispetto a quella graduale e controllata praticata in Svizzera. Come ha affermato lo psichiatra, secondo i dati statunitensi degli ultimi vent’anni: “La disintossicazione – così come oggi viene trattata nell’accezione più comune del termine – peggiora il decorso della tossicodipendenza“.

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