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Attentati Bruxelles: “Ecco chi finanzia l’Isis”, le parole del professor Ranieri Razzante

Quelli che finanziano i terroristi sono stati canaglia che hanno interesse che ci sia una destabilizzazione dell’avversario perché così governano meglio“, così il Professor Rezzante sull’attuale tema Isis. Durante un’intervista ai microfoni di Radio Cusano Campus il direttore dell’Osservatorio sul riciclaggio e finanziamento al terrorismo ha parlato dei legami tra il califfato e alcuni stati definiti canaglia. “Gli avversari sono gli occidentali – continua il ProfessoreGli stati finanziatori vedono in testa l’Arabia Saudita che non fa mistero di finanziare la costruzione di moschee e scuole coraniche. Qualche provvedimento dovrebbe essere preso in questo senso. Bisogna compiere immediatamente azioni sanzionatorie nei confronti di questi stati che finanziano questi terroristi. Gli stati canaglia sono l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia”.

Razzante indugia anche sul tema sicurezza in Italia, affermando la superiorità logistica dei nostri servizi di intelligence rispetto a quelli di altri paesi. “Indubbiamente la storia dell’Italia fa la differenza rispetto al passato degli altri stati. C’è differenza tra i nostri sistemi di intelligence e quelli degli altri Stati europei. Noi rileviamo una debolezza negli apparati di intelligence preventiva e repressiva in stati come Francia e Belgio. In Italia questa debolezza non la rileviamo perché con la mafia è nata l’anti-mafia e con il terrorismo e nata l’anti-terrorismo. Però è pur vero che modelli come il nostro e come quello americano devono essere importati da stati che ormai sono sotto attacco e non si possono permettere questo dilettantismo“.

L’intervista torna a toccare il tema dei finanziamenti all’Isis. “Ci sono diverse metodologie e diversi importi per il terrorismo strategico che serve a mantenere il potere nei teatri di guerra; e il terrorismo tattico, quello ad esempio delle stragi di Parigi, che serve a penetrare gli Stati, creando il terrore al di fuori degli Stati di guerra. In questo secondo caso si può parlare di micro finanziamento. Le forme del macro finanziamento invece sono quelle legate al traffico del petrolio, al traffico di stupefacenti, al traffico di opere d’arte, al traffico di esseri umani“, continua il professore. Un argomento quindi complicato che ci pone di fronte alla necessità di una riflessione attenta sul contrasto al Jihadismo. Una riflessione che ha bisogno di ampliare la sua visione. Non basterebbe osservare il proprio territorio, ma domandarsi come fuori dai nostri confini sia gestito il problema.

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