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Attentati Bruxelles, la testimonianza di Giulia sfuggita agli attacchi terroristici

Giulia Pizza è originaria di Pescia, paesino della Toscana. Ha deciso di trasferirsi a Bruxelles per lavorare come consulente di business development in una società che si occupa di progetti finanziati principalmente dalla commissione europea nel settore dell’energia nei paesi in via di sviluppo. Una mattina qualunque, solita routine: esce di casa, prende la strada per il lavoro, entra in ufficio. La struttura dove Giulia lavora è davanti alla fermata metro di Maelbeek, Bruxelles.

Effetto sliding doors: Giulia decide di non prendere la Metro, è una bella giornata e deve passare dalla lavanderia per ritirare alcuni vestiti. Momenti e decisioni che cambiano il corso degli eventi. “Prendo quella metro praticamente ogni giorno – così la ragazza toscanac’era tanta confusione, elicotteri e ambulanze.  Il movimento continua ancora senza sosta… sono arrivata davanti all’edificio del mio ufficio, una mia amica mi stava dicendo che c’era stata un’esplosione a maelbeek. Ho visto una gran confusione, mi hanno gridato di entrare velocemente, ora sono bloccata qui dentro”.

Gli attacchi hanno sconvolto Bruxelles: una città sotto assedio. Solo pochi giorni fa si festeggiava l’arresto di Salah, oggi si piange le vittime dell’attacco. Alcune voci vogliono un nesso tra i due eventi, ma senza addentrarci troppo in illazioni, ad ora impossibili da decifrare, registriamo le testimonianze di chi l’orrore l’ha vissuto veramente. Giulia sta bene, ma il bollettino dei morti si aggrava ad ogni momento che passa. Una lenta ecatombe. Anche Rocco Stirparo è stato un involontario testimone delle vicende che hanno scosso la capitale belga “C’è preoccupazione per le persone che conosciamo. Abito vicino l’ospedale Gastuisberg e si sono viste numerose ambulanze arrivare, cosa che di solito non avviene. Da quando hanno arrestato Salah si sentiva la paura radicata di possibili ripercussioni“.

 

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