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Attentati Madrid 11 marzo 2004: 13 anni fa gli attacchi terroristici più sanguinosi nella storia della Spagna

11 marzo 2004: tredici anni fa gli attentati a Madrid, anche conosciuti come 11-M o M-11. Una serie di attacchi terroristici coordinati al sistema di treni locali affollati di pendolari a Madrid (Spagna), in cui persero la vita 191 persone, quasi tutte morte immediatamente negli attentati, e circa duemila persone rimasero ferite. Il bilancio effettivo delle persone coinvolte non è stato mai definito con precisione.

La ricostruzione dei fatti: la mattina di giovedì 11 marzo 2004, quando mancavano tre giorni alle elezioni generali, dieci zaini contenenti esplosivo furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid di quattro diverse stazioni ferroviarie. Si trattò dell’attentato più atroce nella storia della Spagna. Le deflagrazioni avvennero nelle ore di punta, fra le 7:36 e le 7:40. La città quel terribile giorno fu svegliata da terrificanti boati in successione: il primo proveniva da un treno in arrivo alla stazione di Atocha; pochi istanti dopo altre 3 bombe scoppiarono su convogli che circolavano in periferia nelle stazioni di El Pozo e Santa Eugenia. In pochi minuti fu panico, caos, terrore.

Dopo le esplosioni la polizia trovò altri due ordigni inesplosi, che vennero fatti brillare subito per motivi di sicurezza dagli artificieri accorsi sul posto. Nei luoghi degli attentati fu rinvenuto un vero e proprio arsenale: una borsa con 500 grammi di esplosivo, una mitraglia, un detonatore e un temporizzatore su un telefono mobile modificato si trovavano tra gli oggetti e bagagli raccolti nei treni.

La responsabilità dell’accaduto: si ipotizzò che gli attentati fossero riconducibili al gruppo terrorista separatista basco Eta, ma l’organizzazione terroristica basca, Batasuna, dopo aver negato la responsabilità dell’Eta condannò l’attentato. A rendere poco convincente la tesi della responsabilità dell’Eta anche il modus operandi dei terroristi; fu poi caldeggiata la pista dell’atto terroristico di matrice islamica per certi particolari indicativi: anzitutto la mancanza di preavviso, in quanto negli anni precedenti agli attentati, ETA aveva sempre dato un preavviso prima dei suoi attacchi. Prima delle esplosioni dell’11 marzo, invece, non ce ne furono. In secondo luogo l’elevato numero di vittime: si trattò di un attentato che mirava a fare il più elevato numero di morti possibile, e lo schema di azioni multiple e coordinate (tristemente reiterato nelle recenti stragi di Parigi del 13 novembre 2015), più in linea con i gruppi estremisti islamici che avevano agito in precedenza in Europa, Turchia e a Casablanca. E oggi, a distanza di 13 anni da quei terribili fatti, ancora non si conoscono i colpevoli di quella strage che sconvolse l’Europa. La vicenda giudiziaria a carico di 29 imputati si è conclusa con solo condannato, Jamal Zougam, per avere collocato materialmente una bomba su uno dei treni. Tutti gli altri prosciolti a vario titolo. I processi hanno lasciato dubbi e messo in luce palesi errori investigativi.

La conseguenze politiche: gli attentati di Madrid scatenarono una forte tensione nel clima politico, un contrasto tra il Partido Popular e il Partido Socialista Obrero Español in merito alla identificazione dei responsabili della strage. Si dibatteva a proposito di chi fosse l’autore degli stessi, se l’ETA oppure al-Qaida, gruppo islamista già colpevole di sanguinosi attentati. I due partiti si accusarono a vicenda di strumentalizzare la drammatica situazione a fini elettorali in vista delle imminenti elezioni generali che si sarebbero svolte 3 giorni dopo gli attentati, il 14 marzo 2004.

Josè Luis Zapatero voleva convocare il Consiglio antiterrorismo, ma il presidente del Consiglio in carica, José María Aznar, si rifiutò accusando apertamente l’Eta di essere il mandante dell’attentato. Dopo poche ore il 14 Marzo 2004 gli spagnoli chiamati alle urne voteranno per il Pp di Zapatero contro il Psoe di Aznar che in quel periodo contrattava con i terroristi di Batasuna.

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