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Attentato Berlino news, Anis Amri: chi è il jihadista tunisino più ricercato d’Europa

Si chiama Anis Amri l’uomo più ricercato d’Europa. Ventiquattrenne di origini tunisine, nei suoi confronti ieri la Polizia di Berlino ha spiccato un mandato di cattura internazionale: potrebbe essere lui, infatti, l’autore della strage ai mercatini di Natale che ha fatto 12 vittime e 48 feriti. Gli inquirenti hanno addirittura offerto una taglia di 100mila euro per chiunque contribuisse alla sua cattura.

I documenti di identità del giovane tunisino erano all’interno della cabina del camion che si è schiantato sulla folla la sera del 19 dicembre. Da quel documento sono emerse le informazioni che alla Polizia sono bastate per sospettare di lui: giunto come profugo a Lampedusa nel 2011, la sua permanenza nel centro di accoglienza per minori di Belpasso (Catania) è durata poco: il tunisino viene arrestato il 24 ottobre insieme a tre connazionali con le accuse di incendio, lesioni, minaccia e appropriazione indebita. Condannato a 4 anni, sconta la sua pena nel carcere di Palermo.

Gli inquirenti italiani in queste ore hanno confermato che il presunto terrorista Isis si è radicalizzato proprio durante la detenzione in Italia ed è per questo che, scontata la sua condanna, viene raggiunto da un decreto di espulsione che in realtà non è mai andato a buon fine. La Tunisia non avrebbe avviato le procedure di riconoscimento necessarie al suo rimpatrio, l’Italia dunque per legge è stata obbligata a lasciarlo andare ed inserire i suoi dati nel database europeo. Anis Amri nell’aprile 2015 è arrivato in Germania, dove dal febbraio 2016 era sorvegliato “per presunti legami con l’Isis”, ma a piede libero. Dodici false identità: anche grazie a questo il 24enne era riuscito a far perdere le sue tracce e diventare un “fantasma” per 5 mesi, fino al 19 dicembre, quando i documenti di immigrazione a lui riconducibili sono stati trovati sotto il sedile del tir della morte.

Secondo un’ultim’ora di Tg Com24, il tunisino ricercato aveva un profilo Facebook che ora però risulterebbe disattivato. Ne dà notizia il direttore del centro di monitoraggio dei siti islamici “Site”, Rita Katz, che precisa che da quel profilo Anis Amri “aveva messo il suo “like” alla pagina social “Ansar al Sharia”, gruppo jihadista tunisino”.

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