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Attentato Nizza: da terrorismo islamico a terrorismo sociale, la trasformazione in atto

La domanda ce la siamo già posti in passato e lo facciamo continuamente: come mai gli attentati avvengono a Bruxelles ed in Francia, ma non in Italia ed in Germania? Cerchiamo di unire i punti. Charlie Hebdo, Bataclan, aeroporto di Bruxelles, Nizza, ecco le tappe; di cui l’ultima è quella fondamentale, è la prova definitiva che qualcosa nel sistema non funziona più. Il terrorismo slegato dal Medio Oriente. Ok, può sembrare una provocazione, ma se ciò che abbiamo davanti non fosse frutto di ciò che avviene in Medio Oriente? Se la nostra bussola nell’argomentare certi temi ci avesse fatto perdere la strada maestra? Se tre attentati nello stesso paese non fossero un caso?

Dal 2005 ad oggi Parigi brucia, le banlieue sono in rivolta, la Francia vive il contrasto sociale più forte dai tempi della rivoluzione francese. Cittadini francesi, nipoti di immigrati con il passaporto transalpino, giovani senza speranza: e se la ragione di ciò che avviene oggi fosse direttamente riconducibile ad una dimenticanza sociale? Se lo Stato francese avesse realmente dimenticato una parte di popolazione, svendendola alla cultura del terrore e della vendetta. Lontani dai bei negozi di Parigi c’è un formicaio di morte. Il 2008, la grande crisi, che ormai in Europa si trascina da diversi anni, è stato il punto di svolta: ritirati in barca i remi dell’assistenzialismo e dell’istruzione, ecco che la coltura si alimenta di odio. Questo disegno sposta la bussola.

Uniti i puntini ci troveremmo di fronte ad un terrorismo sociale, non religioso. La bandiera dell’Islam sembrerebbe quindi solo pura comodità e casualità, un pret a porter che funge da ottimo viatico mediatico, il resto, come cantava Califano, è noia. Non succede in Germania perché l’integrazione è avvenuta in modo più fluido, le reti delle politiche sociali hanno ritardato, se non fermato, la precipitosa caduta. Non succede in Italia perché non esiste ancora una ghettizzazione di cittadini italiani di serie B: vuoi perché il fenomeno dell’immigrazione è più recente, vuoi perché il sistema sociale è più forte. Politica ed economia devono tornare a braccetto, tornare a dialogare e trovare i punti di contatto per creare il giusto fermento. Tutto questo è inevitabilmente legato al concetto stesso di Unione Europea.

Le due grande forze di questi secolo sono la frammentazione e l’unione, la sfida è ancora aperta, ma ricordiamo che la vile mossa inglese funziona soltanto perché l’isola si trova nel Mar del Nord. Potremmo aprire un dibattito economico sulle scelte del Brexit, ma non avrebbe senso, questa è politica. Secoli di sfruttamento in Africa, Medio Oriente e Asia dimenticati con un voto: il messaggio è chiaro, “noi non ci prendiamo responsabilità“. La guerra, quella paventata da alcuni, sarebbe quindi interna, non esterna, sarebbe civile, non tra nazioni. La guerra sarebbe tra ricchi e poveri, e tra poveri ed altri poveri. Per concludere ed apportare un’ulteriore prova a questo disegno, analizziamo i fatti di Nizza. 31 anni, francese di origini tunisine, fuori dalla lente dell’antiterrorismo, convertito all’ultimo per compiere la strage, stando ad alcune informazioni non praticante, delinquente comune denunciato per rissa. Questo non è certo il curriculum di un terrorista, ma di un assassino.

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