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Attentato San Bernardino Apple contro Fbi: Tim Cook a rischio carcere per l’iPhone bloccato

Alle 11.00 del 2 Dicembre 2015 una coppia uccide 14 persone ferendone 22. Siamo a San Bernardino, California, ed i due killer secondo successive indagini avrebbero svolto la carneficina spinti dal desiderio di onorare il sedicente Stato Islamico, l’Isis. L’indiscrezione è confermata da un Post pubblicato dalla donna sul proprio profilo Facebook, dove scrive “We pledge allegiance to Khalifa bu bkr al bhaghdadi al quraishi“. Scattano le indagini e la ricerca dei due terroristi. Finalmente vengono bloccati mentre sono alla guida di un Suv: Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik ingaggiano poi un conflitto a fuoco con gli agenti. All’interno dell’auto gli inquirenti scovano un iPhone 5. Il cellulare è aziendale ed era stato concesso all’uomo dalla Contea. Lo smartphone è bloccato, ma al suo interno si può nascondere la risposta al perché di determinati atti. Ed ecco che la storia prende una strana piega. Un giudice della Corte distrettuale della California invita Apple a sbloccarlo, ma l’azienda risponde con un no secco. Comincia una vera e propria battaglia, per ora a colpi di comunicati, tra l’Fbi e la società californiana.

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La giudice californiana Shery Pym sostiene la sua richiesta avvalendosi del “All Writs Act” del 1789, una norma su cui è poggiato l’ordinamento americano. Apple risponde, motivando il no: alla base c’è la tutela di determinati diritti civili acquisiti. Secondo l’azienda di Tim Cook il caso potrebbe creare un grave precedente e andrebbe a colpire alcune libertà fondamentali della società civile. Il tutto è leggibile sul sito ufficiale della Apple, dove il Ceo ha scritto un comunicato ufficiale sull’argomento. E’ stallo, o almeno così sembrerebbe, se non fosse che in questi giorni la storia ha preso una strana piega. E mentre le posizioni si dividono, da una parte i sostenitori della scelta di Cook e dall’altra coloro che si schierano con l’FBI, la legislazione ci racconta due storie differenti.

Il primo scenario parla di un Tim Cook in pericolo, secondo alcuni addirittura a rischio carcere, se l’atteggiamento verso la decisione del giudice non cambiasse. Ebbene, a cosa potrebbe andare incontro Apple? Prendiamo ad esempio uno storico ricorso del 2007, anno in cui il governo degli Stati Uniti minacciò Yahoo con una multa che sarebbe potuta arrivare fino a 250.000$ al giorno se l’azienda si fosse rifiutata di fornire alcuni dati. Il secondo scenario è descritto da una precedente e fresca sentenza. Ieri un giudice del Tribunale federale di New York ha respinto la richiesta del governo degli Stati Uniti di ottenere un’ordinanza per imporre ad Apple di estrarre i dati da un iPhone, ritenuto importante per alcune indagini. Sembrerebbe lo stesso caso di San Bernardino, se non fosse per l’incognita dovuta alla parola terrorismo: un catalizzatore di unicità. Intanto l’avvocato di Apple e testimone Bruce Sewell ha diffuso la sua dichiarazione di apertura “L’FBI ci sta chiedendo semplicemente di indebolire la sicurezza dei nostri prodotti. I cybercriminali e gli hacker potrebbero usare questa backdoor per devastare la nostra privacy e la sicurezza personale. Sarebbe un pericoloso precedente di intrusione del governo nella privacy dei suoi cittadini”.

Photo Credits shutterstock.com

 

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