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Atti di pedofilia nella Chiesa colpa del ’68? «Inizino a vergognarsi del silenzio in cui sono avvenuti»

I casi di pedofilia all’interno della Chiesa sono numerosi e gravi. Ma in queste ore a far discutere sono le parole di Joseph Ratzinger, ovvero papa Benedetto XVI, pontefice che ha fatto la sua piccola rivoluzione rinunciando al papato nel 2013. Ratzinger si esprime sull’argomento affermando che l’origine della pedofilia nel clero sia da rintracciarsi nel “collasso morale” diretta conseguenza della rivoluzione sessuale del ’68. Questa affermazione ha generato sgomento e innumerevoli prese di posizione e commenti. Tra gli interventi più significativi delle ultime ore quello dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, intervistato da HuffPost Italia.

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“La pedofilia nella Chiesa è una conseguenza del collasso morale del’68”, afferma Ratzinger

L’accusa che Ratzinger rivolge alla rivoluzione sessuale del’68 è definita assurda da Crepet, giudizio condiviso da molti altri. Peraltro, molti atti di pedofilia nella Chiesa sono avvenuti prima degli anni sessanta. «Mi pare che anche la Chiesa tedesca, a cui lui appartiene –  afferma Crepet nell’intervista a HuffPost Italia – avesse contato numerosi casi già negli anni Cinquanta e Sessanta. Si tratta di anni in cui anche in Irlanda si sono registrati casi terribili».

La situazione in cui si trova la Chiesa è molto delicata. La pedofilia è un atto gravissimo ed è inconcepibile che avvengano così tanti casi proprio negli ambienti ecclesiastici, compiuti da quelle persone che si fanno portavoce di etica e morale. La Chiesa è invece sempre pronta a giudicare il prossimo, a parlare di famiglia (peraltro non potendola che sperimentare per osservazione “esterna”, i preti non si sposano), e poi silenzio su casi di inaudita gravità.

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Crepet considera irrispettose le accuse della Chiesa

L’accusa che è stata fatta alla rivoluzione degli anni sessanta per cercare di giustificare la deriva pedofila di alcuni membri del clero è più che irrispettosa, come afferma Crepet, ridicola. Paolo Crepet vede questo atteggiamento della Chiesa come un modo per confondere le acque. La Chiesa non sa come uscire dalla situazione in cui si è messa con le proprie mani e «Cercare di imputare a qualcosa di esterno un male interno ed irrisolto mi pare irrispettoso», afferma lo psichiatra e sociologo.

Il ’68 è stato un momento di liberazione sessuale, è vero, ma libertà non giustifica e non approva certi atti di cui si è macchiata la Chiesa. «Se c’è stato un periodo davvero libero e felice dal Dopoguerra in poi –  dice Crepet – quello è stato proprio il Sessantotto, come gli anni Sessanta in generale. In quella fase tutti e in particolar modo le donne abbiamo conquistato la gioia della sessualità. Ma gioia della sessualità non presuppone di certo la giustificazione di certi atti. Atti che invece sono avvenuti in ambienti legati alla Chiesa e nei seminari, in un silenzio di cui i responsabili dovrebbero vergognarsi».

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