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Aung San Suu Kyi vince le elezioni in Myanmar ma non potrà essere presidente

E’ un trionfo quello di Aung San Suu Kyi nelle elezioni politiche in Myanmar: la leader dell’opposizione al regime, per molti anni agli arresti, ha guidato la sua formazione politica a una vittoria schiacciante. Secondo i dati dello spoglio, ancora ufficiosi, il partito di Suu Kyi avrebbe ottenuto oltre il 70% dei consensi. Si tratterebbe di un risultato storico, nelle prime elezioni libere dopo venticinque anni di dittatura: anche se manca l’ufficialità, il partito al potere ha ammesso la sconfitta, di fatto confermando la vittoria della leader Premio Nobel per la pace nel 1991.

La vittoria nelle elezioni è comunque solo il primo passo verso una reale transizione democratica del Myanmar: in virtù della costituzione vigente nel paese, infatti, Aung San Suu Kyi non potrà comunque diventare subito presidente. Occorrerà un non semplice passaggio di riforma delle istituzioni, cui “l’orchidea di ferro” si è comunque preparata da tempo: i membri della giunta militare del Myanmar hanno infatti inserito a suo tempo una norma ad personam per impedire alla leader delle opposizioni di salire al potere: nella Costituzione del 2008 hanno fatto approvare una clausola che esclude Suu Kyi dalla presidenza del Myanmar, in quanto madre di cittadini stranieri.

Manca la conferma ufficiale dei risultati: i primi dati parziali parlavano di oltre il 70%, oltre la soglia per ottenere la maggioranza assoluta in parlamento e quindi ottenere l’incarico di governo, che con la costituzione “militare” vigente in Myanmar è fissata al 67%: alla giunta militare sono riservati il 25% dei seggi nell’assemblea legislativa.

(foto: Shutterstock / 360b)

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