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Autobiografia Andrea Pirlo: accuse contro il Milan

Sono bastate le pagine di una autobiografia, peraltro scritta a quatto mani con Alessandro Alciato, per spazzare via dieci anni di storia rossonera. Andrea Pirlo, nel suo libro “Penso quindi gioco” racconta la sua storia da calciatore, guardandosi alle spalle con il veleno in corpo, rifacendosi al Milan con parole che nessun tifoso rossonero vorrebbe mai sentire da uno come lui. Lui che era come l’oro e adesso è come loro, parafrasando le parole di un tifoso su Twitter.

Dalle vittorie alle lacrime dell’addio nel 2011, passando per l’estate del 2006, quando il giocatore era vicino a firmare un contratto con il Real Madrid, poi stoppato dalla dirigenza rossonera che voleva tenerselo stretto a tutti i costi, finendo alla penna di commiato regalatagli da Adriano Galliani nel momento in cui Trilly fu trattato come tutti gli altri, lui che non lo è mai stato.

Juventus's Andrea Pirlo applauds the crowd

Sassolini da togliere nelle scarpe o semplice strategia di marketing? Perché tutto ciò che è trapelato dalla sua autobiografia dipinge il Milan come una selva oscura da cui, per miracolo, l’autore del dominio in Europa del Milan di quegli anni è riuscito a sfuggire. Allora, vien da chiedersi se non sia semplicemente una questione di denaro: parlar male del Milan fa si che i tifosi rossoneri acquistino il libro, seppur con una certa voglia di masochismo generico, pur di leggere con i propri occhi il fango gettato su dieci anni stupendi, passati tra vittorie e sconfitte, durante i quali il Milan fu sul tetto d’Europa, più di Barcellona e Real Madrid, più di tutti gli altri.

E se c’è veleno nelle parole dell’ex oro rossonero, ve ne è anche nelle vene dei tifosi, che non hanno ancora – e forse mai ci riusciranno – digerito il passaggio alla Juventus che ancor più dell’Inter è vista come l’acerrima rivale, la squadra da battere, la squadra che più di tutte è odiata e amata in Italia. Allora, caro Andrea, dicci la verità e raccontaci, davvero, cosa hai provato nell’alzare al cielo le numerose Champions vinte, gioire per gli scudetti cuciti sul petto, piangere per una finale persa abbracciato ai tuoi compagni, lasciando a casa un veleno che non dovrebbe appartenerti. I tifosi, e soltanto loro, non se lo meritano. Non dopo tutto quello che ti hanno dato.

Written by Angelo Palladino

Nato a Napoli nel Maggio dell'89, appassionato di calcio e sport fin da piccolo, la passione per la scrittura ha reso uno degli sport più belli al mondo un qualcosa di cui parlare, raccontare, rendere partecipi gli altri.

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