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Ballarò, D’Alema contro il governo Renzi: a rischio la democrazia

Ballarò, Massimo Giannini intervista l’ex premier Massimo D’Alema: “Cosa risponderebbe al ministro Boschi e alle sue pesanti dichiarazioni contro le posizioni della minoranza Pd?” chiede il conduttore del talk di RaiTre riferendosi alla contrarietà dei non renziani alla riforma del Senato e alla nuova legge elettorale. “Non prendiamo diktat da chi ha perso il congresso” avrebbero detto dal governo ai compagni del Partito Democratico.

Qui si parla di Costituzione– risponde Massimo D’Alema– e la Costituzione non viene decisa nei congressi dei partiti: è la legge fondamentale dello Stato. Sia chiaro: io giudico da cittadino questa opera di riforma, anzi, da cittadino riformista che è sempre stato a favore delle riforme- continua D’Alema- ma questa si sta rivelando un’occasione mancata e sono sicuro che il risultato porrà più problemi di quelli che avrebbe dovuto risolvere“.

“Dovevamo abolire le Province e il Senato e invece ci sono sempre: quello che non c’è più è il voto popolare per entrambi– spiega ancora Massimo D’Alema– sono molto preoccupato dal fatto che vedo ridursi gli spazi di articolazione democratica. Con la nuova riforma del Senato ai cittadini resterebbe un potere piccolino rispetto a quello di cui avrebbero diritto, più o meno pari a un terzo di quello che avevano prima”.

Ma quali alternative sarebbero state possibili? “Si potevano fare due cose, entrambe coraggiose: si poteva abolire del tutto il Senato e dare rango istituzionale alla conferenza tra Stato, Regioni e istituzioni locali rendendola una sede forte e autorevole- dice D’Alema- oppure, un’altra possibilità sarebbe stata creare un Senato che potesse dare delle garanzie per i diritti fondamentali dei cittadini, con numero limitato di senatori che fossero però eletti dal popolo“.

Per Massimo D’Alema nella riforma del Senato prevista dal governo e nella nuova legge elettorale si intravedrebbero tendenze antidemocratiche: “Il nuovo Senato, che sarà un Senato di non eletti, voterà leggi costituzionali come quella sulla libertà di stampa, di espressione politica e religiosa. Possono cose tanto importanti essere affidate ai nominati dei consigli regionali? Ma come si può pensare una cosa del genere e presentarla come una grande riforma?“.

E alle accuse del premier, secondo il quale gli scettici starebbero difendendo posizioni personali risponde durissimo: “Io ho abbandonato il Parlamento prima che arrivasse Renzi, quando era segretario Bersani. Mi permetto di parlare come una persona che ha legato tutta la sua vita alla lotta politica in ossequio a certi valori di libertà e uguaglianza: guardo con sofferenza a riforme sbagliate, fatte perlatro in un momento che per la sinistra sarebbe favorevole, stiamo sprecando un’incredibile occasione per fare una cattiva riforma del Senato e una legge elettorale che definirei come Porcellum 2.0, tanto per stare in linea col linguaggio“.

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