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Battisti Canzoni, Grazia Letizia Veronese e tutti i ‘no’ che fanno scalpore

Non usare le canzoni di Lucio Battisti. Almeno, non farlo senza il permesso della vedova del compianto artista italiano, scomparo nel 1998: Grazia Letizia Veronese non vuole che la musica del marito venga utilizzata dagli altri. Una storia ormai nota, tanto da essere costata in estate un risarcimento di 2,6 milioni di euro da parte di Mogol alla società Acqua Azzurra. A fornire ulteriori dettagli sul rapporto tra la vedova Battisti e il mondo dello spettacolo che ricerca le canzoni di Battisti è il Corriere della Sera. Si parte da Gianni Morandi che, al Tribunale di Milano, ha così dichiarato: “Mi telefonò chiedendomi di non usare più le immagini del marito, andate in onda mentre veniva eseguita la canzone Pensieri e Parole e di non eseguire canzoni del suo repertorio. Mi chiamò dopo la trasmissione e mi rimproverò, intimandomi di non farlo più.” E ancora, Pupo, venne contattato dalla signora Veronese dopo aver eseguito ‘Ancora Tu’: “Mentre aspettavo un aereo mi telefonò la signora Veronese che mi investì contestandomi l’accaduto: diceva che non mi dovevo permettere più di fare cose del genere, che avrei dovuto interrompere la messa in onda del promo. Cercai di spiegare la perfetta legittimità di quanto andato in onda.”

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Secondo quanto riportato dalle carte del procedimento la scelta di non far utilizzare le canzoni di Lucio Battisti a scopo di lucro è stata dettata proprio dal compianto artista: “Lucio Battisti non avrebbe mai consentito che una sua composizione fosse accostata a una casa automobilistica (Fiat), a un’impresa produttrice di pasta alimentare (Barilla) ovvero, peggio ancora, ad una banca (e che banca: Monte dei Paschi di Siena).” spiega l’avvocato difensore della famiglia, dottor Simone Veneziano.

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E ancora, l’utilizzo delle canzoni di Battisti ai Festival della Musica come Sanremo e Castrocaro. Al Tribunale di Milano, secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, viene riferito dalla figlia di Gianni Bella, Chiara, come una volta: “Ricevetti una telefonata della vedova Battisti — così si presentò — che in tono perentorio disse che voleva parlare subito con Gianni Bella. Glielo passai e sentivo la voce della signora che ad alto volume e con tono arrabbiato chiedeva perché mai fosse utilizzata come sigla del Festival la canzone Un’avventura; mio padre rispose che doveva rivolgersi alla Rai e la Veronese interruppe bruscamente la telefonata.”

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