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Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, Venezia 72: recensione

Beasts of No Nation, film scritto e diretto da Cary Fukunaga (regista anche della serie True Detective), in concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia, con Idris Elba, Ama Abebrese, Richard Pepple, Abraham Attah ed Opeyemi Fagbohungbe, apre il Concorso, raggela e grida ai sordi con il cammino introspettivo di un bambino africano in crescita esponenziale, perché per vivere, solo così può fare. Non si parla di spirito di adattamento, ma di difesa, l’essenza della pellicola e la chiave di svolta per tornare ad immaginare un futuro senza essere tormentati dai mostri del passato, ancora troppo radicato nel qui ed ora.

La difesa è l’unione della squadra comandata, bambini-uomini che si ritrovano a dover indossare foglie, tenere fucili in mano e prendere la brown-brown (una sostanza per andare avanti senza pensare), perché hanno visto la morte in faccia, quella di padri e fratelli fucilati davanti agli occhi, e quella per il terrore di non poter incrociare più la propria madre. Madre come fonte di vita, come donna che istruisce e sostiene, che avvicina a Dio e porta speranza, una madre che viene salutata a pochi minuti dall’inizio del film da Agu, il protagonista (Abraham Attah), e che resta l’eco di tutti i frammenti. Perché combattere? Per difendere. Perché smettere di combattere? Per morire.

Agu mentre realizza di essere solo nella foresta, prima di essere reclutato nell’esercito del Comandante-Sissignore, e prima ancora di iniziare ad essere stordito dalle sostanze, ammette a sé e a noi che lo ascoltiamo: “Non c’è nessuna certezza, ma tutto cambia continuamente“. Andare avanti per non radicarsi mai e abbracciare gratuitamente il tormento, anche se le radici, quelle vere, quelle della famiglia e delle origini, fanno tornare nella dimensione della vita e provano a dare un senso ad ogni azione: dal tagliare la testa al nemico come un melone per vendicare gli assassini del padre, al portare sulle spalle l’amico morto, per averlo vicino ancora un po’, il senso di appartenenza e l’alleanza sfidano continuamente la frontiera. Dove sono i confini?

Tutto tace nell’Africa e all’improvviso tutto esplode, i guerrieri stanno silenziosi sotto ai ponti, si rifugiano tra gli alberi e scattano quando arrivano i carri nemici: sparano e mozzano teste, incidono i corpi e partecipano a rituali religiosi, vanno oltre per raggiungere quella città che un giorno potrebbe dargli una casa, una compagna e la bellezza. Agu si ritrova? Dentro agli occhi di una donna, forse, c’è un’altra porta pronta per essere varcata.

Photo: Courtesy of Netflix, Venezia 72

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