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Belfast Peace Walls, la storia si ripete: nel 1989 a Berlino, nel 2016 in Irlanda

Quando la storia lascia delle cicatrici indelebili, non c’è “Peace Line” che possa guarire le ferite: è la storia di Belfast. La capitale dell’Irlanda del Nord, dagli anni ’70, è fisicamente divisa da chilometri di muri, che separano le comunità di Protestanti e Cattolici. Camminando tra le vie di Belfast si rivivono gli anni dei Troubles attraverso le barriere che compongono il cosiddetto Peace Wall. Oggi, una delle comunità di Belfast ha scelto di guardare con occhi positivi verso il futuro, per non rimanere fossilizzati dietro al muro.

La storia si ripete: “Tear Down The Wall“, si potrebbe ascoltare ancora una volta in una canzone dei Pink Floyd, di fronte ad un momento storico fondamentale per Belfast, che da qualche giorno può tirare un sospiro di sollievo. Tuttavia, si è ben lontani da quello che avvenne nel 1989 a Berlino: “Il Muro di Berlino è stato abbattuto per normalizzare la situazione in città. Noi dobbiamo normalizzare Belfast senza abbattere le mura” sostiene Jonny Byrne, docente di scienze politiche della University of Ulster. Del resto, prosegue, le mura, i cancelli e il filo spinato che scorre su di essi “sono diventati parte integrante dell’architettura di Belfast“.

Ieri come oggi, Belfast è terrorizzata dalla presenza dei muri: “mentre i Cattolici vedono i Peace Walls come un problema per lo sviluppo della loro comunità, i Protestanti ritengono che gli stessi muri proteggano il loro stile di vita, le loro bandiere, le loro case” – spiega Byrne – “il punto è il seguente: come creiamo le condizioni necessarie affinché i Protestanti non guardino all’abbattimento delle peace lines come ad una minaccia per le loro comunità?”. A Belfast, si è ancora ben lontani da quello che accadde nel 1989 a Berlino, ma un primo passo verso tale direzione è stato mosso.

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