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Bergamo donna uccisa con coltellata alla gola: c’è un collegamento con il caso Gianna Del Gaudio?

Un’altra donna uccisa in casa con una coltellata alla gola, nella Bergamasca. Daniela Roveri martedì sera stava rientrando dal lavoro, qualcuno l’ha aggredita mortalmente sul pianerottolo di casa ed è scappato via.

Daniela Roveri aveva 48 anni ed era manager d’azienda. Viveva al quarto piano del palazzo condominiale di via Keplero 11 a Colognola (Bergamo). L’autopsia sul corpo chiarirà meglio la dinamica dell’omicidio, al momento non ci sono indagati e tutte le piste restano plausibili: quella della rapina, in quanto la borsetta della vittima contenente cellulari, portafogli e oggetti personali e sparita, ma anche quella passionale. È stato infatti interrogato per ore l’uomo che la 48enne stava frequentando, nei confronti del quale tuttavia non sono stati presi provvedimenti. A lui i carabinieri sono risaliti consultando i tabulati telefonici. Chi ha ucciso Daniela e perché? Il killer non ha portato via il borsone della palestra né la cartella con i documenti dell’ufficio, rinvenuti accanto al cadavere.

Impossibile non fare un parallelismo con il delitto di Seriate: un’altra donna uccisa con una coltellata alla gola nella sua casa, la professoressa 63enne Gianna Del Gaudio. Simile la dinamica dell’omicidio, che avrebbe portato anche gli stessi inquirenti a domandarsi: c’è un serial killer a piede libero nella Bergamasca? Colognola e Seriate distano infatti tra loro una decina di km. Ipotesi a quanto pare esclusa dal procuratore di Bergamo, Walter Mapelli, il quale a L’Eco di Bergamo ha dichiarato: “È vero, le donne sembra siano state uccise nello stesso modo, ma al momento escludo totalmente un possibile collegamento”.

Ricordiamo infatti che è stato Antonio Tizzani, indagato per l’omicidio della moglie Gianna Del Gaudio, ad aver sempre parlato di un misterioso “uomo incappucciato” che avrebbe ucciso la donna per poi darsi alla fuga davanti ai suoi occhi. Uomo incappucciato di cui, lo ricordiamo, gli inquirenti non hanno trovato finora alcuna traccia, la cui fantomatica presenza nel quartiere di Seriate dove è avvenuto il delitto ha comunque innescato la psicosi del serial killer tra gli abitanti. Tizzani e i figli, che di recente hanno fatto installare le sbarre di ferro alle portefinestre di casa, infatti, continuano a dichiarare di temere per la propria incolumità, convinti che l’omicida sia libero di fare ancora del male a qualcuno.

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