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Berlusconi e i tanti dubbi sul Milan del futuro

La sconfitta di ieri sera contro la Roma ha agitato il clima in casa Milan. E non parliamo di Mario Balotelli e della sua sfuriata contro i giornalisti di Sky (“Non capite niente di calcio” cit.). Più in generale ci troviamo davanti ad una indeterminatezza cronica emersa e mai sopita dopo la vittoria dell’ultima Champions nel 2007. Da quel momento, nonostante qualche altro trofeo di riflesso, il Milan non è stato più il Milan.

Van Basten Milan

Dopo quella coppa, Silvio Berlusconi ha iniziato a borbottare perchè ogni anno la sua creatura calcistica gli succhia qualche decina di milioni. Forse addirittura 50. Inoltre, Marina e Piersilvio hanno fatto capire al padre di non avere alcuna intenzione di mettersi alla guida dei rossoneri considerati un’inutile spesa. Vendi papà. Nel frattempo il campo inizia a dire la sua: arriva l’Inter che monopolizza la scena dopo calciopoli e poi, ora, arriva la Juventus.

Dalle Alpi, infine, scende sul Milan il paradosso di Platini: l’ex stella francese, presidente dell’Uefa, sbandiera il famoso e intangibile fair-play finanziario. L’idea è semplice: una squadra può spendere solo quanto accumula grazie alla sua capacità manageriale. Sì a sponsor, tournè, vendita di magliette e oggettistica, di giocatori e immobili. No ai soldi messi a fondo perduto da soggetti esterni. Insomma, Platini vorrebbe fare un favore a tutti con uno strumento che mette in linea i conti, nonché diminuisca le disparità tra le grandi e le medie formazioni. Ma in pochi lo ascoltano.

Paris Saint-Germain's Swedish forward Zl

In Europa il PSG, il Manchester City, il Monaco e il Chelsea fanno ciò che vogliono, nascondendo dietro a vari investitori un unico soggetto finanziario. Poi ci sono i casi di Barcelona e Real Madrid: per chi non lo sapesse, le due più importanti società spagnole sono enti senza scopo di lucro! Per loro tassazione agevolata. Unico caso positivo è quello del Bayern Monaco che solo dallo stadio guadagna in necessario per fare il calciomercato. E il Milan?

Il Milan non sa che fare: Galliani parla di fair-play finanziario e di sistemare i conti; qualcuno pensa a Platini, qualcuno a Berlusconi. Intanto Kaka, Ibra e Thiago Silva vengono ceduti e sul campo si perde qualità. Improvvisamente si intravede una svolta giovane: De Sciglio, Gabriel, Cristante, Poli. Dura solo qualche mese. Arrivano De Jong, Emanuelson ed Essien. E siamo ai giorni nostri, con Barbara Berlusconi che vuole costruire uno stadio e cerca soci. Dall’Arabia gli chiudono la porta in faccia, ma dall’oriente risponde Lim. Il taycoon di Singapore offre 300milioni per il 50% del Milan. Barbara rifiuta perchè vuole arrivare al massimo al 30%. E intanto Silvio va in tv e dice che il Milan è sacro e non si vende.

Barbara Berlusconi

Nel frattempo, in campo, Seedorf ne vince cinque di fila, ma non convince mai. Contro chi sbatte? Contro al Roma che viceversa ha un piano preciso per il futuro. Invidia rossonera? Il Milan è un’altra cosa e ora anche Seedorf sta per saltare. Per andare dove? Nessuno lo sa.

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