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Bernardo Caprotti, la causa contro i figli e l’impero Esselunga: l’imprenditore che portò i supermercati in Italia

E’ morto nella notte Bernardo Caprotti, l’uomo che portò i supermercati in Italia: negli anni ’50, infatti, Caprotti fondò Esselunga che – in pochi anni – diventò una delle più grandi catene italiane di supermercati.

L’idea di “Esselunga” si fondava su un principio fondamentale, lo stesso che venne ricordato nel primo spot della catena di supermercati: “La spesa è uguale per tutti”. L’idea del supermercato, così come lo conosciamo oggi, nacque durante la permanenza di Caprotti negli Stati Uniti: in quel periodo, oltre ad apprendere tutti i segreti delle manifatture tessili americane, venne a contatto con i grandi supermercati americani in cui la spesa si faceva con il carrello. Al rientro in Italia, vista anche la prematura morte del padre, Caprotti prese le redini della celebre manifattura tessile di famiglia sino a che Nelson Rockfeller non rivoluzionò completamente la sua esistenza proponendogli di portare in Italia una catena di supermercati “all’americana”. Il primo punto vendita aprì il 27 novembre 1957 nei locali di un’ex officina di viale Regina Margherita a Milano: gli italiani vennero così a contatto, per la prima volta, con carrelli, casse e soprattutto con il vasto assortimento di prodotti a cui siamo abituati oggi.

La nascita di Esselunga, oltre a rivoluzionare la spesa degli italiani, portò con sé anche numerose cause legali e polemiche, da quelle con i figli alle accuse alle Coop: la rottura con i figli avvenne nel 2005 quando, dopo aver ceduto la maggior parte delle quote agli eredi, Caprotti decide di rimpossessarsene e di allontanare dall’azienda Giuseppe Caprotti, il suo primogenito che per due anni ricoprì il ruolo di Amministratore Delegato. Da quel momento iniziò una battaglia legale infinita con i figli avuti dal primo matrimonio, battaglia non ancora conclusa ma ripetutamente vinta dal patron di Esselunga. Nel 2007, invece, Caprotti mette nero su bianco la guerra con le “Coop” nel volume “Falce e Carrello”: lì, accusa le cooperative di aver ostacolato i suoi negozi in numerose regioni italiane, parla di scorrettezze e agevolazioni. L’uscita di questo libro, però, non lascia indifferente il gruppo contro cui si scaglia: l’uomo viene quindi querelato, citato in Giudizio e condannato a sei mesi per diffamazione.

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