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BiciTerapia di una Mila Vagante: dal Friuli a Lampedusa in bicicletta per aprire confini [INTERVISTA]

Solidarietà, salute fisica e mentale, “porte aperte” e incontro con l’altro: il viaggio di Mila Brollo, in arte “Mila Vagante”, è un’esperienza sensazionale non solo perché si tratta di un percorso epico – circa 2.200 chilometri in bicicletta, da Gemona del Friuli a Lampedusa – ma soprattutto per la portata del messaggio. Scopriamolo insieme, attraverso le parole della protagonista.

Com’è nato il progetto “BiciTerapia”?
“Il progetto di BiciTerapia è nato sull’onda di due dolori: la necessità “mentale” di trovare un senso alla mia esistenza, e il bisogno di “mettere a posto” il mio corpo (in età tardiva ho contratto il diabete di tipo 2, che mi sta dando molto fastidio). Ho pensato che questo giro potesse rappresentare una terapia per me ma al tempo stesso assumere un significato anche per altre persone, in primis per gli operatori e gli utenti della Salute Mentale, che sono il mondo in cui io lavoro”.

Qual è esattamente la sua professione?
“Io sono un tecnico della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale: in altre parole, contribuisco a restituire la vita a quelle persone che per un certo periodo di tempo hanno sofferto di patologie molto gravi, smarrendo, appunto, il senso stesso dell’esistenza”.

Torniamo a “BiciTerapia”. Qual è il collegamento tra questo progetto e il mondo della salute mentale?
“Questo giro mi ha permesso di unire passioni e bisogni, sensibilizzando chi incontravo sulla problematica sanitaria (ma non solo) legata alla salute mentale. Andando con la mia bici, ho incontrato lungo il percorso moltissime persone, soprattutto familiari degli utenti dei servizi: precedentemente avevo avvisato che sarei passata, grazie a un movimento che si chiama “Parole Ritrovate”. Insieme a questa associazione ho cercato di creare un viaggio che fosse anche un po’ mediatico. Così BiciTerapia è diventato un progetto condiviso attraverso i social: quasi giornalmente pubblicavo una sorta di diario, che è stato molto seguito, al punto che mi sono arrivate centinaia di mail e di messaggi di persone che grazie alla mia testimonianza hanno trovato il coraggio di provare cose che non avrebbero fatto fino a un momento prima”.

Come mai la scelta della meta è ricaduta proprio su Lampedusa?
“Ho pensato che il mio viaggio mi avrebbe portato dall’estremo Nord-Est all’estremo Sud, per ringraziare simbolicamente tutto il paese. Sono molto importanti sia il punto di partenza che quello di arrivo: in questo modo ho potuto ricordare il quarantennale del terremoto, quando Gemona è stata completamente distrutta e tutta Italia è venuta in soccorso aiutandoci moltissimo. Lampedusa, invece, è stata scelta non solo perché è la città più a Sud del Paese, ma anche perché è la nostra porta d’Europa. Anche il Friuli, ad esempio, è una porta d’Europa: non a caso sul nostro confine stanno arrivando molte persone che cercano aiuto. Lampedusa è una porta, e le porte vanno aperte, sempre: altrimenti non ha senso che ci siano. Ho scelto di raggiungere Lampedusa anche per andare incontro a persone molto più sfortunate di me e di noi, che sono costrette ad attraversarla anche se probabilmente starebbero molto più volentieri nei loro paesi”.

Panorama del Friuli, foto tratta dalla pagina Facebook "BiciTerapia di una Mila Vagante"

Panorama del Friuli, foto tratta dalla pagina Facebook “BiciTerapia di una Mila Vagante”

Il suo viaggio quanto è durato?
“Sono partita il 1° aprile scherzandoci un po’ sopra (avevo scelto questa data pensando alla stagione, ma anche perché, nel caso in cui avessi deciso di tornare indietro, avrei sempre potuto dire che si trattava di un pesce d’aprile…) e sono arrivata a Lampedusa il 26 maggio. In realtà il viaggio in bici in sé è durato poco più di un mese, dal momento che ho trascorso diversi giorni a Roma, Napoli e Palermo. Poi sono tornata a casa a Gemona il 4 giugno, in aereo insieme a molte altre persone: questo perché durante il mio cammino ho chiesto di raggiungere Lampedusa ad altri utenti, familiari e operatori che lavorano nel settore della Salute mentale”.

Come ha trovato ospitalità?
“Non ho organizzato praticamente nulla prima della partenza, tranne alcuni incontri. A Parma, Modena, Roma e Palermo sono stata ospite degli amici delle Parole Ritrovate, a volte sono rimasta a dormire, invece, dagli amici della Salute Mentale (potevano essere utenti, operatori, volontari). Negli altri posti non ho prenotato praticamente nulla, ma sono sempre andata “all’arrembaggio”, nel senso che quando ero stanca mi fermavo e cercavo un posto dove dormire: di solito ho optato per soluzioni economiche, trovandole con una certa facilità. Spesso sono riuscita ad alloggiare in posti carini a poco prezzo; qualche volta, invece, non sono riuscita a trovare soluzioni economiche, altre volte, infine, non ho trovato affatto. A volte ho dovuto bussare alle porte per chiedere se c’era qualcuno che voleva ospitarmi, e ci sono riuscita. Tutto si svolgeva nel “qui e ora”, ho cercato di non avere nulla di predefinito anche perché non sapevo se ce l’avrei fatta. Invece devo dire che è stato un viaggio facile, nonostante fossi completamente sola”.

Quanti chilometri ha fatto al giorno?
“Direi una media di 90 chilometri al giorno: quando pioveva o tirava molto vento potevo farne anche solo 50, ma nei momenti buoni sono arrivata anche a 130”.

Quali sono state le sue prime impressioni quando è arrivata a Lampedusa?
“Intanto sono rimasta molto colpita dalla bellezza del posto: Lampedusa è l’isola con il mare più bello che io abbia mai visto (e di mari ne ho visti tanti, perché sono un’appassionata). Con il mio bagaglio ho fatto subito un giro dell’isola, raggiungendo tra l’altro i centri di accoglienza. Una chiarezza così forte di confini ti fa pensare che davvero si tratti di un luogo straordinario, che nonostante le piccole dimensioni stia svolgendo un ruolo molto importante. Ho subito incontrato il sindaco Giusi Nicolini, che mi è sembrata una persona eccezionale: perché è quel sindaco lì, in quell’isola lì, è donna, e si batte per la salvaguardia di questa isola da decenni. L’impressione è stata proprio quella di essere nel posto giusto, dove volevo arrivare. Il mio soggiorno è stato molto intenso e pregno di significato: tra l’altro proprio quella settimana hanno fatto visita all’isola anche don Ciotti e il presidente Mattarella, ma io l’ho scoperto solo una volta arrivata”.

L'incontro con il sindaco Nicolini di Lampedusa - foto tratta dal blog "BiciTerapia"

L’incontro con il sindaco Nicolini di Lampedusa – foto tratta dal blog “BiciTerapia”

Ha avuto l’impressione che l’Italia sia un paese accogliente?
“Io ho avuto l’impressione che l’Italia sia un paese straordinario da tanti punti di vista. In realtà non ho avuto modo di scambiare molte parole con le persone che non fossero del mio mondo: arrivavo la sera, dormivo e ripartivo. Eppure devo dire che sono sempre riuscita a ottenere un sorriso, un paio di battute o una ricetta anche da persone che non avrei più rivisto nella mia vita. A volte i ciclisti mi accompagnavano per alcuni tratti, indicandomi il percorso migliore”.

“BiciTerapia” è legata anche a un progetto di ricerca scientifica, giusto?
“Sono stata molto aiutata da un’associazione di Trieste che si occupa di diabete – Sweet Team Aniad -FVG – e che mi ha fornito i sensori per il monitoraggio continuo della glicemia. L’Università di Pisa mi ha seguito costantemente, facendo della mia esperienza uno studio (qui trovate tutte le informazioni)”.

Che cosa le ha insegnato questa esperienza?
“Quando la meta c’è ed è chiara, è molto facile andare, pedalare in questo caso: credo che sia una metafora della vita. E’ una cosa che mi ha fatto molto ragionare sui giovani, visto che per loro adesso la meta è molto nebulosa. Nel mio caso io dovevo solo andare con tutte le mie energie, le mie forze, le mie fantasie. Tornare alla realtà è strano, la voglia di partire continua ad essere molto forte”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
“E’ partito un progetto con il dipartimento di Salute Mentale di Messina, con l’obiettivo di fare un tour per la Sicilia incontrando i vari gruppi. E poi avrei desiderio di tornare a Lampedusa, ovviamente, ma in gruppo, magari partendo da Roma: il prossimo anno potrebbe essere il momento giusto per un viaggio collettivo e un arrivo “massiccio” nell’isola. Anche per dire che una parte grande e importante dell’Italia ci tiene all’accoglienza e al concetto delle porte sempre aperte, che è lo stesso principio per il quale ha lottato la psichiatria (infatti i manicomi non esistono più)”.

Biciterapia progetto salute mentale
L’Isola dei Conigli a Lampedusa – Image Credit Luca Siragusa/Flickr.com

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