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Biennale dell’Eresia Orvieto: il libro proibito di Galileo aperto al pubblico dopo 400 anni

Ma ora per merito tuo, o ingegnosissimo Galileo, io esalto la tua indefessa abilità, perché lasciata da parte ogni diffidenza, ti sei rivolto direttamente alla testimonianza degli occhi”. Giovanni Keplero, famoso astronomo che scoprì empiricamente le leggi attinenti al movimento dei pianeti, lodava così, in una lettera personale, Galileo Galilei, dopo la pubblicazione da parte di quest’ultimo del “Siderus Nuncius”: un’opera controcorrente, nel quale lo scienziato pisano svelava alla comunità intellettuale del ‘600 l’esistenza di quattro corpi satelliti di Giove; chiamati “Medicei” in onore dell’amico e protettore Cosimo II de Medici, granduca di Toscana. Il poliedrico tedesco aveva fin da subito capito quanto l’atteggiamento del collega potesse determinare di per sé un cambiamento. Ne lodava, oltre che la scoperta scientifica, la risoluta volontà di studiare a affermare cose che gli uomini del tempo nemmeno concepivano. Galileo dal 1610 divenne un precursore, un pioniere della verità, un moderno Prometeo. Questa, certo, non può che essere una visione moderna. Allora il confine tra scienza ed eresia era impercettibile. Galileo Galilei nel 1610 scrisse un’opera che andava a mettere il naso dove non era permesso, portando prove per la discussa teoria Copernicana secondo cui la Terra non era affatto il centro dell’universo: se quattro stelle orbitavano intorno a Giove, allora non era vero che tutto girava in coro intorno al nostro pianeta. Non lo sapeva, ma si stava avviando verso la tortuosa strada dei processi, delle censure, delle dispute con il tribunale dell’inquisizione e con l’ottusità teologica. Oggi, però, ringraziamo la sua “ingenuità” intellettuale, per cui sperò sempre che la Chiesa – Santa Madre Chiesa – lo incentivasse nei suoi studi. Quindi non si fermò, determinato, alle prime difficoltà e diventò uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Alla fine fu costretto sotto minaccia a ritrattare il lavoro di una vita intera: era un eretico, che dovevano fare.

Ma che valore quell’eresia! Tant’è oggi quello che sappiano e sapremo, e come lo si è studiato e lo si studierà, lo dobbiamo a lui. Quel libricino però, proibito da subito al grande pubblico, è tornato a far parlare di sé: dal 25 al 27 settembre ad Orvieto si terrà la Biennale dell’Eresia, e il “Siderus Nuncius”, dopo più di 400 anni, sarà esposto pubblicamente. Un documento rivoluzionario, che la rivoluzione l’ha fatta, e su cui si spera di sviluppare il tema dell’eresia, nella storia quanto oggi: si tratta di disobbedienza o di libera iniziativa votata al progresso? La risposta migliore l’ha data Helen Keller, una scrittrice, attivista ed insegnate statunitense vissuta nel ‘900, affermando che ”l’eresia di un era diventa poi l’ortodossia di quella seguente”.

Su temi come questi, personaggi come Galileo e Giordano Bruno (uomo d’intelletto raro, bruciato vivo perché disse la verità) e sulla divulgazione, simbolica, di uno dei libri contro cui la Chiesa della controriforma si scagliò così violentemente – tanto che s’è dovuto aspettare il 2015 solo per vederne il frontespizio – , si costruiranno tre giorni di dibattitti e conferenze. Sotto la coordinazione del noto giornalista Michele Mezza, si riuniranno alcuni dei più grandi pensatori italiani dell’innovazione, i “nuovi eretici” della tecnologia e della cultura, discutendo e proponendo scenari futuri per temi che vanno dall’ambiente, alla società dei social network, alla sostenibilità economica fino alla concezione dell’umanità nel nuovo millennio. Il tutto sotto il segno dell’esaltazione del pensiero fuori dagli schemi, originale, dissacrante ,innovativo. La Biennale dell’Eresia #ereticofuturo sarà un’iniziativa di personalità libere, autonome, e non per questo, come dimostra la storia, da ignorare e sottovalutare. Lo slogan dell’evento riprende una frase del padre dei computer, Alan Turing:”L’innovazione si trova lungo quell’incerta linea che separa l’iniziativa dalla disubbidienza“.

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