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Bimbo ucciso dal padre nel Mantovano: un delitto che si poteva evitare, lo sfogo della madre

Bimbo ucciso dal padre nel Mantovano, la madre si sfoga: “Nessuno mi ha aiutata”. Un dramma annunciato, quindi, dopo un’escalation di violenze nonostante le sue denunce e le segnalazioni: “Mi diceva, ‘vi brucio tutto con voi dentro'”, racconta oggi Silvia Fojticova in merito al marito violento a cui, quattro giorni prima che appiccasse il fuoco in casa, era stato imposto il divieto di avvicinamento alla casa familiare.
Bimbo ucciso dal padre nel Mantovano, la madre: "Nessuno mi ha aiutata"

“Vi brucio tutto, con voi dentro”: le diceva il marito Gianfranco Zani, artigiano di 53 anni, che il 21 novembre ha appiccato il rogo approfittando di un breve momento di assenza della compagna. Nella loro casa di Sabbioneta (Mantova) c’erano due dei suoi figli: quello di 4 anni è stato salvato in extremis dalla compagna, rincasata, mentre quello di tredici, che dormiva al piano di sopra, non ha avuto scampo. E’ morto soffocato dal fumo dopo essere stato portato in ospedale. La moglie Silvia oggi dichiara: “Ho fatto di tutto per difendere i miei figli, ma non mi hanno aiutato”. L’uomo era stato allontanato da casa dopo le aggressioni ai danni della moglie slovacca di 39 anni e dei figli, uno di 17 anni, uno di 13 e uno di 3. Apprendiamo che oltre alle denunce c’era stata una segnalazione dell’ospedale dopo la medicazione effettuata al ragazzino 17enne vittima della violenza del padre. La donna una settimana fa aveva depositato una richiesta di separazione, e Zani non accettava la sua decisione.

Le violenze domestiche a suo danno e a i figli andavano avanti, la situazione era diventata insostenibile. La donna sarebbe riuscita a filmare l’ultimo degli episodi violenza capitati tra le mure domestiche e dopo l’ennesima denuncia, la Procura di Mantova ha emesso una richiesta di misura cautelare, ma il Gip ha scelto di eseguire una misura più blanda: l’allontanamento dalla villetta e il divieto di avvicinarsi per il raggio di 100 metri. E poi si è consumata la tragedia che tutti conosciamo. Erano tornati dalla casa protetta (dove madre e figli erano stati per pochi giorni) da poco, e “quel giorno – afferma Silvia – stavo rientrando a casa dopo aver accompagnato il più grande dei figli all’oratorio, Marco aveva deciso di rimanere a casa perché voleva giocare con la Playstation”. “Mio figlio non si è neanche accorto di quello che è successo” … probabilmente stava dormendo nella sua stanza per il riposo pomeridiano. “Alle volte quando chiamavo i carabinieri per denunciare un episodio violento, mi veniva detto ‘signora porti pazienza…'”, spiega.

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Written by Michela Becciu

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