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Bio-on Bologna: arrestato un manager, sequestrati 150 milioni all’azienda delle bioplastiche

Terremoto in casa “Bio-on” questa mattina, mercoledì 23 ottobre 2019: la società di bioplastiche quotata in Borsa con sede a Bologna ha subito un duro colpo ai vertici con l’arresto di un manager e la richiesta di misure interdittive per altri due. L’accusa è di falso in bilancio e manipolazione del mercato; decine le perquisizioni in Emilia Romagna, Lazio e Lombardia e beni per 150 milioni di euro sotto sequestro.

Bio-on Bologna, l’accusa: «Una nuova Parmalat»

L’operazione “Plastic Bubbles”, condotta dal Comando provinciale della Guardia di finanza su indicazione della Procura di Bologna, è partita nei mesi scorsi – esattamente il 24 luglio – dopo la denuncia del fondo Quintessential con sede a New York. Il fondo americano, che già in passato aveva preso di mira e affondato altre società quotate, ha pubblicato un dossier con l’accusa – per la Bio-on – di essere «una nuova Parmalat a Bologna», un «castello di carte» destinato «al collasso totale», uno «schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti». La replica da parte del fondatore Marco Astorri fu una denuncia ai carabinieri con la difesa dell’operato della società, che ha chiuso il 2018 con ricavi per 51 milioni, quasi quintuplicati rispetto agli 11 milioni del 2017.

Crollato il valore in Borsa, rischio per vertici e dipendenti

Nel dossier presentato contro la Bio-on si metteva in dubbio la reale capacità produttiva dell’azienda, che dichiara 100 dipendenti a Bologna e ha anche inaugurato una fabbrica a Castel San Pietro. Sotto accusa le potenzialità nella lavorazione di plastica biodegradabile e la regolarità dei bilanci. Anche il fatto che la maggior parte dei ricavi derivassero da contratti con società controllate da Bio-on stessa rappresentavano – secondo Quintessential – un punto critico. «Sono falsità per manipolare il mercato, – aveva replicato il fondatore – abbiamo già denunciato e risponderemo ancora». Nessuna difesa aveva, però, impedito il crollo del valore in Borsa della società. E adesso tremano non solo i vertici dell’azienda ma anche un centinaio di dipendenti di Bologna, Bentivoglio, Minerbio e Castel San Pietro.

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