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Bipolarismo e schizofrenia: personaggi storici e famosi afflitti da queste patologie

Per tutti coloro che soffrono di patologie quali bipolarismo e schizofrenia il desiderio di avere una vita normale pare essere un miraggio, figuriamoci se arrivano a sognare di poter cambiare la storia con il proprio talento. Coloro che, invece, sono riusciti a curarsi nei modi più adeguati sanno benissimo che gli strumenti non mancano e avranno trovato il modo di incanalare proficuamente il proprio talento, la profonda sensibilità e la saggezza derivata dalle dolorose battaglie sostenute. Ecco qualche esempio di personaggi che, nel proprio campo specifico, sono entrati nella storia rappresentando delle vere e proprie eccellenze; per ricordare a tutti quelli che stanno combattendo la propria battaglia ma, soprattutto, a coloro che erroneamente si sentono “più giusti” per il semplice motivo di non dover fare i conti con determinate patologie che le risorse garantite dalla passione autentica non conoscono limiti.

Il grandissimo drammaturgo scandinavo Ibsen, padre della vera drammaturgia femminista con il capolavoro “Casa di Bambola” aveva trovato il modo di mettere la sofferenza profonda del proprio inconscio a servizio dell’arte. I suoi personaggi così tormentati e dalle mille sfaccettature rompono i tabù anche a teatro. In scena vanno le miserie umane che colpiscono e rimodellano anche la tanto decantata borghesia; si alza la polvere nascosta sotto il tappeto e le ossessioni prendono forma. Con l’opera “Gli spettri” si raggiunge, probabilmente, una delle vette più alte dei sottintesi, intrisa di psicologia e di indizi mai svelati a pieno volto che si rendono manifesti soltanto nella disperata ricerca di autodistruzione e inquietudine costante negli anti eroi ibseniani.

Studiato, a posteriori, da tantissimi psichiatri il disturbo che afflisse e condusse a morte precoce Vincent Van Gogh. La nota psichiatra americana Kay Redfield Jamison dice: “A Vincent van Gogh sono state diagnosticate praticamente tutte le malattie note all’uomo, e qualcuna di più. Tra varie altre diagnosi, sono state proposte quelle di epilessia, schizofrenia, intossicazione da assenzio, porfiria e sindrome di Menière” L’ipotesi più accreditata attualmente grazie alla lettura dei suoi diari, ai referti clinici dei numerosi ricoveri, alle testimonianze genetiche di questa sofferenza diffusa anche fra i suoi congiunti, è che Van Gogh fosse afflitto da bipolarismo ed epilessia. Toccanti le parole scritte dall’artista in relazione alla difficoltà di sopravvivere alla patologia: “Se queste emozioni sono talvolta così forti che si lavora senza accorgerci del lavoro e che, talvolta, le pennellate vengono giù una dopo l’altra e i rapporti di colori come le parole in un discorso o in una lettera, bisogna però ricordarsi che non è sempre stato così e che in futuro ci saranno pure dei giorni cupi senza ispirazione.”

Michelangelo Buonarroti, il genio indiscusso del Rinascimento, colui che portò le intuizioni giottesche e brunelleschiane sulla rotta del sublime era anche un poeta. Un poeta minore, rispetto all’artista che fu, ma la poesia gli serviva principalmente come valvola di sfogo per quegli sbalzi abissali – documentati nei suoi scritti – che lo portavano da sessioni intense di lavoro ininterrotto, fino allo svenimento in certi casi, al vortice depressivo che gli impediva di intraprendere qualunque attività. Anche il suo crescente fervore religioso, sfociato in una sorta di ossessione, oggi sarebbe considerato probabilmente un vero e proprio delirio. Commovente la descrizione dello stesso artista di quel caschetto rudimentale che lui stesso si era costruito per poter lavorare anche di notte, quando veniva assalito dalla scarica energetica, che aveva dotato di candele utili a illuminare le opere a cui si dedicava nel buio.

Se state pensando che quelli problematici fossero gli artisti verrete immediatamente sconfessati dall’esempio di Winston Curchill: colui che riscrisse l’assetto politico e sociale del Novecento. La situazione familiare del Primo Ministro britannico svelava un albero genealogico di grande sofferenze psichica alla quale non riuscì a sottrarsi neppure uno dei più grandi statisti della storia. Curchill era solito chiamare “il cane nero” quella depressione che lo prendeva alle spalle alternando periodi di totale prostrazione a momenti di grandiosità ed entusiasmo sopra la norma.

Altri nomi? Hemingway, Tolstoj, Woolf, Caravaggio, Napoleone, Tchaikoskij, Shumann, Mahler, Roosvelt, Twain, Rossini ma anche tante star patinate come Robbie Williams, Van Damme, Sinead O’Connor, Mel Gibson, Ben Stiller, Sting, Kurt Cobain e Jimi Hendrix. Oggi queste patologie sono curabili. Ve lo ricordiamo ancora.

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