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Birdman, Venezia 2014, Recensione

Ecco la recensione di Birdman, di Alejandro Gonzàlez Iñàrritu, prodotto negli Usa nel 2014, fotografia di Emmanuel Lubezki.

birdman recensione

 

Birdman, Un teatro che si espande nel mondo reale e lo sostituisce, un teatro che diventa mondo, come direbbe Shakespeare. “Questo è il mondo del teatro, tesoro, lasciati andare!” La trama del film vede coinvolto Riggan Thomson, un attore che si trova presto sostituito dal costume che ha indossato nel suo più celebre film, “Birdman”, a riscattare la propria fama affacciandosi al mondo del teatro. Il personaggio che lo ha reso famoso però non lo ha abbandonato: Birdman vive ancora nella sua testa e lo tormenta, ricordandogli che sono un’unica entità.

Come nella canzone “Sad but true” dei Metallica (“Open your eyes, I’m you”), Riggan, interpretato in modo convincente da Michael Keaton, non riesce a liberarsi di questa figura, diventando una marionetta prigioniera, monitorata, meccanica diventando la maschera di un costume che non riesce più a togliere. A peggiorare la situazione, arriva la figura del “so tutto io” di Mike Shiner, interpretato con carisma da Edward Norton; questo personaggio si sente talmente superiore al nostro protagonista, che decide di deriderlo rovinare con qualsivoglia capriccio le tre anteprime dello spettacolo teatrale di cui Thomson è il regista.

Con l’utilizzo egregio delle luci, il mondo del teatro spalanca le porte alla realtà, creando un mondo di finto realismo in cui la recitazione è quella della realtà, trasformando in un gioco di scatole cinesi dove la realtà diventa concetto relativo. Un uomo che celebra la sua rovina ci invita a sederci e semplicemente lasciarsi trasportare nel proprio mondo, quello interiore, mostrandoci coi suoi occhi la sua vita, la vita di Birdman.

Trailer e scheda tecnica del film, qui.

Recensione a cura di Nazarena Nespoli

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