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Black Mass con Johnny Depp, Venezia 72: recensione

Black Mass – L’ultimo Gangster, film fuori concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia, diretto da Scott Cooper, con Kevin Bacon, Benedict Cumberbatch, Dakota Johnson, Joel Edgerton, Jesse Plemons, Peter Sarsgaard, Corey Stoll, propone alcuni frammenti di vita del criminale Whitley Bulger, soprannominato dagli amici ‘Jimmy’, e il suo legame con l’FBI creato per fermare la mafia italiana a Boston con la famiglia degli Angiulo, da una parte, e tenere silenzi per coprire traffici, dall’altra.

Il personaggio di Whitley Bulger è stato cucito per Johnny Depp, che nel film appare distante dalla sua consueta apparenza, più vecchio e ingrassato (anche se i chili, abbiamo visto sono rimasti, ndr), ma sempre con lo sguardo pronto ad ammaliare. Seduce la madre di suo figlio (Dakota Johnson), ma poi arriva ad allontanarsene, perché la decisione sul dramma li divide e il bambino resta la sua poca luce. Fioca anche quella della fiducia, così importante per muoversi, quanto continuamente tradita e ingannata dalle parole.

Whitley Bulger sa parlare bene, le sue battute pungono e drammaticamente fanno anche ridere, una risata che lascia poi i denti stretti e lascia intendere la realtà sottile che è pronta sull’uscio di casa. La casa dove vive il figlio è l’unico rifugio di respiro per Jimmy, in tutti gli altri spazi chiusi c’è soltanto anidride carbonica per lui. Il film lascia scorrere gli anni, mostra alcuni interrogatori con i flashback, nessuna nota di regia che sconvolga, è come doveva e poteva essere: nulla di meno e niente di più.

Photo Credit: Giulia Cassullo

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