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Blu, Street Artist: cancella le sue opere a Bologna

Che l’Arte pubblica possa essere privata o ancora meglio, privatizzata – della sua stessa natura d’essere, è il controsenso che l’Italia delle critiche ora non accetta chi critica in silenzio e lo fa con un atto, nuovamente pubblico. Stiamo parlando di Blu, uno dei più famosi Street Artist e donatori, perché possiamo definirlo anche così per le sue opere volte come emozione per i sensi del popolo (dalla pancia agli occhi, tutti), sì, Blu che decide nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2016 di cancellare i suoi graffiti a Bologna. Due coincidenze numeriche: cade l’anniversario della morte di Francesco Lorusso, studente di Medicina e militante di Lotta continua, ucciso da un colpo d’arma da fuoco, e sempre nella notte tra l’11 e il 12 (dicembre 2014), Blu oscura alcuni suoi graffiti a Berlino. Facciamo ordine e capiamo perché.

Il 18 marzo 2016 a Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna, sarà ospitata da Genus Bononiae la mostra Street Art. Bansky&Co. sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, prodotta da Genus Bononiae. Musei nella città e Arthemisia Group, curata da Luca Ciancabilla, Christian Omodeo e Sean Corcoran. In questa mostra saranno esposte opere di Street Art (sì, l’arte di strada che troviamo comunemente in strada), restaurate ed esposte in un museo. (Che poi, in Italia, si dibatte ancora tra legale e illegale.) Bene, possiamo ritenere opportuno che un bene comune venga salvaguardato e qualcuno se ne possa prendere cura, ma bisogna arrivare al punto di ricavarci una curatela attorno? Dal ricavo al guadagno. Torniamo al concetto fondamentale di Arte pubblica, che per sua stessa denominazione vuole essere site-specific, ovvero pensata per il luogo, che avviene lì e sta. Come può stare altrove senza volontà?

Ci ricordiamo di Tuttomondo di Keith Haring, murale realizzato dall’artista sulla parete esterna della canonica della chiesa di Sant’Antonio Abate di Pisa nel 1989 (stesso anno della caduta del muro di Berlino, perché gli artisti sentono), di cui lui stesso disse: “Pisa è incredibile. Non so da dove cominciare. Mi rendo conto ora che si tratta di uno dei progetti più importanti che io abbia mai fatto“, e fondamentaleC’è sempre qualcuno che lo guarda (l’altra notte anche alle 4 del mattino). È davvero interessante vedere le reazioni della gente“. Pisa, che è una città che ama la cultura, ha chiesto finanziamenti utili per il restauro dell’opera pubblica e nel 2014 sono diventati concreti. Sempre lì, nel luogo nativo. Bene, che cosa c’entra con Blu?

Marco Enrico Giacomelli, parlando della scelta di rimozione da parte di Blu dei suoi graffiti a Bologna, scrive su Artribune: “Un clamoroso autogol anche e soprattutto ideologico“. Ecco, quell’anche e soprattutto ci lasciano molto perplessi e ci invitano a rispondere. Come possiamo ritenere il suo Atto, rigorosamente Pubblico, una contraddizione del sé, quando è esattamente la sua stessa esaltazione? Non di Super-ego, parliamoci chiaro, ma di Noi, della collettività e dell’Arte. Il gesto di Blu è benedetta Arte pubblica.

Non rilasciando dichiarazioni mediatiche, Blu ha concesso al blog Wu Ming Foundation di spiegare le sue motivazioni, che riportiamo: “La mostra Street Art. Bansky&Co. è il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi. Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art“. Segue: “Di fronte alla tracotanza da landlord, o da governatore coloniale, di chi si sente libero di prendere perfino i disegni dai muri, non resta che fare sparire i disegni. Agire per sottrazione, rendere impossibile l’accaparramento“.

In foto: sito ufficiale di Blu

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