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Bob Dylan a Milano, recensione del concerto di lunedì 4 novembre 2013

Il poeta del rock è tornato a Milano per tre date al Teatro Arcimboldi. Grande l’attesa del pubblico meneghino che qualche anno fa, per la precisione nel 2005, aveva assistito ad una performance non del tutto convincente tra le mura del Mediolanum Forum.
Ieri sera, lunedì 4 novembre, si è consumata l’ultima esibizione milanese cui seguiranno altre tre date tra Roma e Padova.

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Un concerto di Bob Dylan è uno di quei concerti in cui partecipare anche per poter dire, successivamente, “Io c’ero!”. Anche perché Robert Allen Zimmermann è senza ombra di dubbio tra le personalità più importanti degli ultimi cinquant’anni della storia della musica e, nonostante le sue settantadue primavere, continua con costanza e passione quel Never Ending Tour partito nel lontano 7 giugno 1988.

Le luci si spengono puntuali alle 21 e immediatamente inizia il concerto. Dylan si presenta sul palco, preceduto dalla band, stretto nel suo abito, gambe larghe e senza alcun cappello a coprire il suo capo. Le luci sono soffuse e contribuiscono a creare una splendida atmosfera. In scaletta grande spazio agli ultimi due album del cantautore americano; brillano nella prima metà la splendida “What good am I?” e “Pay in blood” dove Bob Dylan accenna anche un paio di passi di danza. Sembra proprio in grande serata l’artista statunitense che, prima della pausa dopo le prime nove canzoni, saluta il pubblico con un chiarissimo italiano “Grazie amici”, cui seguono altre parole in inglese, ahinoi non molto chiare.

La seconda parte scivola veloce e, quasi senza accorgersene, giunge il momento finale. Sull’ultimo brano in scaletta il pubblico della platea abbandona le proprie poltroncine e si avvicina al palco. Dylan regala un paio di bis; la chiusura è affidata alla note di “Blowin’ in the wind” proposta in una nuova, ennesima, veste, impreziosita dal suono del violino e da un solo di armonica, a mo’ di saluto.
Bob e la band raccolgono gli applausi del pubblico, senza aggiungere alcuna parola.
Un concerto davvero intenso, emozionante. Bob Dylan è ancora lì al suo posto, la sua dimensione è il palco, è il live e il suo Never Ending Tour continua, continua a soffiare nel vento.

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