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Boldrini denuncia minacce di morte: “Fatti gravi, serve legge sul web”

In un’intervista alla ‘Repubblica’ la Presidente della Camera Laura Boldrini ha ammesso di aver ricevuto numerose minacce di morte e torture di vario tipo tramite il web.

Da qui la richiesta della terza carica dello Stato di intervenire legislativamente per una maggiore regolamentazione di Internet.

Le minacce sono arrivate alla Boldrini anche tramite social network come Facebook e Twitter, non dovrebbe quindi essere troppo difficile rintracciare i proprietari degli account da cui sono partiti i messaggi minatori con frasi del tipo “Ti devono linciare, p******“, “Ti ammanetto e ti chiudo in una stanza buia”, “Gli immigrati mettiteli nel letto, t****“. Tuttavia la Polizia Postale si trova davanti ai (doverosi) lacci e lacciuoli sulla privacy.

Laura Boldrini Presidente

La presidente Boldrini denuncia: “Non ho paura, ma sulla Rete si costruiscono campagne d’odio e di violenza contro le donne, serve una legge. C’è stato il caso della parlamentare del M5S cui è stata violata la posta personale e quello di una deputata oggi ministra che non ha più potuto accedere ai suoi social network. Tutte donne, lo dico come dato di cronaca. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima, ma non per questo non dobbiamo porcela.

Non ho paura di aprire un fronte di battaglia, se necessario; daremo visibilità a un gruppo di fanatici? sì, è vero ma non sono pochi, sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare.

Non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata, la giustizia cammina lentamente al cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già altrove, moltiplicata per mille. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta sia considerata in modo diverso dalla stessa cosa via Internet. Se il web è vita reale, e lo è, non possiamo più considerare meno rilevante quello che accade in rete rispetto a quello che succede per strada“.

Un giusto richiamo, è necessario tracciare un confine tra la libertà di espressione e l’anarchia sul web. Se infatti si considerano credibili spunti riflessivi e commenti positivi, perchè ignorare insulti e minacce?

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