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Bologna, Matteo Salvini e i centri sociali: entrambi alla ricerca di visibilità

Gli uomini e le donne sono uguali cantava Cesare Cremonini, cantautore di Bologna, città dove domenica scorsa c’è stato l’ormai celeberrimo assalto dei centri sociali all’auto di Matteo Salvini. Non solo gli uomini e le donne, ma anche il segretario della Lega Nord e i suoi aggressori sono uguali. Non in tutto, per carità. Le ideologie a cui fanno riferimento sono molto diverse. Ma il loro modus operandi è lo stesso. Per questo vengono volentieri a contatto, come abbiamo visto domenica. Allora diamo un’occhiata più nel dettaglio al rapporto tra Salvini e i centri sociali.

Controcorrente

Sia  Matteo Salvini che i centri sociali dipingono un mondo ingiusto, in cui la ricchezza è distribuita male e dove comanda una piccola élite di banchieri grigi e sfruttatori. Tutte cose su cui potremmo anche essere d’accordo. Per uscirne entrambi hanno una proposta: quella dei centri sociali è piuttosto confusa, ma sicuramente guarda a sinistra, quella di Salvini è di destra. Tutte e due le parti vogliono prendere in mano la bandiera delle “masse oppresse”: i centri sociali per sfasciare il capitale e dar vita ad un comunismo in cui ciò che è loro è loro e ciò che è tuo è loro, Salvini per uscire dall’euro e “liberare” il suo elettorato da immigrati e rom.

Bisogno di visibilità

Tutte e due le posizioni sono minoritarie. Quella dei centri sociali in particolar modo. Il loro è un mondo che risponde a logiche piuttosto distanti da quelle a cui siamo abituati noi che proprio fatichiamo a cogliere il senso di mettersi un casco in testa e andare fare a botte con la polizia. È una galassia di realtà diverse che si sentono compresse e vogliono uscire allo scoperto e fare proseliti. Quindi cosa c’è di meglio che assaltare l’auto di Salvini per far accendere i riflettori sopra la propria testa?

Il segretario delle Lega è più sgamato. È un politico e sa che alle urne non vince il più bravo, ma il più convincente. E per essere convincenti bisogna prima di tutto essere visibili. Per questo Salvini è in tv un giorno sì e l’altro anche. Il suo è un partito minoritario che fondamentalmente fa leva sulla paura e lo smarrimento delle persone. E cosa spaventa e lascia basiti i normali spettatori di un tg? Un’auto col parabrezza sfasciato, ad esempio.

Soluzione win-win

La soluzione win-win di una situazione è quella per cui tutte le parti in causa escono vincitrici. L’assalto all’auto di Salvini è una di queste. I ragazzi dei centri sociali che sono stati ripresi dalle telecamere hanno dato nuovo lustro alle loro posizioni, guadagnando punti nel loro ambiente attraverso la logica piuttosto grezza e confusa tipica di quel mondo. E Salvini è diventato una vittima. Proprio lui che, con il suo discorso incentrato sull’attacco sistematico contro alcuni bersagli ben definiti, di vittima non avrebbe un bel nulla. Insomma, dovrebbero incontrarsi per ringraziarsi a vicenda.

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