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Bonucci Figlio, Leo a cuore aperto: “Per Matteo stavo lasciando il calcio. Ecco come sta adesso, mentre Lorenzo…”

Bonucci. Leonardo Bonucci. No, fino a qualche tempo fa non era tra i massimi esponenti della simpatia ‘calcistica’ dei più. Poi una maturazione ‘monstre’, una qualità calcistica uscita fuori pian piano grazie al mental coach, che ne ha saputo curare i limiti caratteriali, sia grazie ad Antonio Conte. E non è un caso se sono questi due i personaggi che secondo Bonucci ne hanno cambiato la vita calcistica: “Insieme al mio allenatore delle giovanili – racconta Bonucci a La Repubblica in una lunga intervista – giocavo avanti e segnavo anche. Però lui mi ha detto: ‘se vuoi fare carriera devi fare il difensore’, io mi arrabbiai, ma oggi lo ringrazio.”

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Ma dicevamo di un Leo Bonucci poco simpatico agli avversari. Quell’Europeo stratosferico in cui ha eretto un muro lo ha fatto entrare nel cuore degli italiani. E poi quella storia triste. Senza sentimentalismi, ovviamente, né retorica. Leo Bonucci a luglio ha cambiato espressione. Le ‘sensazioni’ si erano avvertite fin da subito, poi il silenzio, prima di una bolla di sapone esplosa. Il figlio più piccolo, Matteo, a luglio non sta bene, deve essere operato d’urgenza. “Estate, vacanze a Formentera dopo i campionati europei in Francia. Tre settimane prima a Matteo era stata rimossa una piccola ernia inguinale. Una sciocchezza, eppure abbiamo la sensazione che Matteo sia diventato un bimbo diverso. All’inizio pensiamo che la ragione sia da ricercare in un residuo di anestesia da smaltire, ma poi una serie di suoi comportamenti ci preoccupano. Siamo spaventati. Torniamo immediatamente a Torino, decide mia moglie. All’ospedale pediatrico Regina Margherita troviamo una dottoressa meravigliosa che non perde un minuto. Gli esami diagnostici rivelano una patologia acuta. Bisogna intervenire subito, ci dice il medico. Il giorno successivo Matteo entra in sala operatoria alle otto della mattina e ne esce alle quattro del pomeriggio.”

Juventus Fc

Questo il racconto di un padre, prima che un calciatore. Leonardo Bonucci ricorda come se fosse oggi: “Nessuno in particolare. Mentre superava le porte della chirurgia Matteo ci ha fatto il verso del leone, come se volesse infondere coraggio più a noi che a sé. Dopo ho raccolto il suo peluche, un orsetto bianco, mi sono seduto in un angolo della stanza e ho fatto una chiacchierata con Dio: sia fatta la tua volontà, gli ho detto, ma non dimenticare che è solo un bambino. Poi sono uscito dall’ospedale e ho trovato ad aspettarmi una trentina di persone, famigliari e amici. Qualcuno aveva chiesto un permesso dal lavoro, altri avevano chiuso il negozio. Per loro, per i miei compagni di squadra, per i tifosi, non soltanto della Juventus, che ci sono stati vicini in questi mesi ho pianto in tv. È stata l’emozione di un grazie. Matteo è tornato a casa il dieci agosto, a tredici giorni dall’intervento. Un recupero record.”

martina-maccari-bonucci

E in quelle settimane, Leo Bonucci di tornare a giocare al calcio non ne aveva proprio voglia. Un lavoro, forse il più bello del mondo per un ragazzo cresciuto in Italia dove questo è lo sport principe. Ma la malattia di un figlio ti manda ‘in tilt’. “In quelle settimane ho pensato di abbandonare il calcio – continua Bonucci a La Repubblica – avevo completamente accantonato l’obbligo di pensare al mio lavoro. Proprio non ci riuscivo.” E sulle condizioni attuali di Matteo Bonucci? “Dopo l’operazione è cominciata l’attesa dei progressivi miglioramenti, l’ansia di cogliere ogni piccolo passo in avanti, la speranza che il tempo necessario a dissipare i timori scorresse rapido. Abbiamo spiegato la situazione a Lorenzo, abbiamo parlato a lungo e pazientemente con Matteo per renderlo consapevole che era successo qualcosa di molto importante, ma che non doveva avere paura perché sarebbe tornato come prima.” Mentre il piccolo Lorenzo è l’orgoglio di mamma Martina, granata nel cuore. “O gli proibisco di frequentare i suoi migliori amici dell’asilo o me lo tengo così. Ci corre per casa imitando la cresta di Gallo Belotti. Voleva farsi stampare sul retro della maglia granata il nome di Pogba… gli ho detto che no, questo proprio non me lo poteva fa’.”

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