in ,

Brexit: le conseguenze concrete per tutti noi in 8 punti

Ci sono le conseguenze politiche di Brexit, gravissime, e invece le conseguenze sulla vita di tutti i giorni dei cittadini europei. Cosa succede davvero ora che la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea? Intanto ricordiamo che esiste una diatriba legale su quando il risultato referendario avrà effetto sugli accordi sottoscritti tra Gran Bretagna e UE: non è ancora chiara l’applicabilità di una clausola contenuta nel trattato di Lisbona che renderebbe nulli gli accordi prima del termine dei due anni dalla notifica del risultato della consultazione referendaria da parte di Londra al Consiglio d’Europa, ma è certo che Bruxelles cercherà di prendere più tempo possibile.

L’uscita degli stati membri dall’UE è regolata dall’art. 50 del Trattato UE. In teoria, se entro i due anni dalla notifica dell’esito referendario non si dovesse raggiungere un accordo, Londra sarebbe automaticamente fuori. Nella realtà invece si aprirà un lungo negoziato, che potrebbe durare ben oltre i due anni ipotizzati in precedenza, sempre che la dilazione venga deliberata all’unanimità da tutti gli stati membri, come previsto proprio dal Trattato UE.

Nel frattempo, la Gran Bretagna continuerà a essere membro a tutti gli effetti dell’Ue, quindi a votare e prendere decisioni, ma sarà esclusa (ovviamente) da riunioni e decisioni sulla Brexit.

Detto questo, riassumiamo in otto punti le conseguenze concrete sulla vita dei cittadini europei.

Maggiori difficoltà di circolazione per i cittadini dai paesi UE verso la Gran Bretagna. Anche se il Regno Unito non ha mai aderito a Schengen, con Brexit  i cittadini degli altri Stati europei avranno le stesse “difficoltà” d’accesso oltremanica che oggi hanno gli extracomunitari: venendo meno la “prassi” sul transito dei cittadini europei, ogni nazione dovrà rinegoziare in proprio un eventuale accordo di circolazione.

Investimenti a rischio. Ci sono rischi a breve termine per chi ha risparmi/investimenti in Sterlina e in Euro. Sono le conseguenze più banali dello shock finanziario causato dal voto. Il consiglio degli esperti è di non affrettare decisioni, ma di programmare un progressivo passaggio a valute o beni rifugio, come Franco Svizzero, Yen e Oro. Proprio quest’ultima materia prima è stata la prima ad apprezzarsi dopo la comunicazione dell’esito referendario.

Contratti di lavoro a rischio. I contratti di lavoro dei cittadini UE impiegati nel Regno Unito rischiano di dover essere completamente rinegoziati, in conseguenza dei diversi accordi di circolazione, ma soprattutto della fine degli obblighi di uniformarsi alla giurisprudenza europea.

Ricerca scientifica a rischio ridimensionamento. Ci potrebbe essere un pesante esodo di ricercatori, inglesi e non, verso altri paesi. Almeno questo ipotizza il quotidiano The Independent in una recente inchiesta: la Gran Bretagna riceve infatti oltre il 25% dei finanziamenti europei per la ricerca.

Aumento della pressione fiscale negli stati UE. E’ la conseguenza del fatto che la Gran Bretagna contribuisce con circa 9 miliardi di Euro l’anno al bilancio dell’Unione. Solo per fare un esempio concreto, per ripianare questo “buco” la sola Italia dovrebbe contribuire con circa 2 miliardi in più l’anno.

Difesa comune europea e missioni internazionali a rischio. Ci sono decine di missioni di pace internazionali, a guida UE, cui partecipano anche le forze armate britanniche, anche in aree strategiche dal punto di vista economico, che con Brexit salteranno.

Fine della cooperazione nel campo della prevenzione del crimine e giudiziario. Questo è uno degli aspetti più delicati: la fine della cooperazione con Europol e Corte Europea di Giustizia potrebbe avere conseguenze gravissime sulla lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata transnazionale.

Fine dei vantaggi commerciali per le imprese. Con il Regno Unito fuori dall’UE finisce anche il vantaggio competitivo che tutte le aziende europee avevano rispetto alle imprese di altri paesi, in termini di assenza di dazi doganali e minori costi distribuzione.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

Brexit Reazioni Twitter

Brexit e Premier League: Inghilterra fuori dall’Unione Europea, le ripercussioni sul calcio

Brexit cosa cambia per chi studia o lavora a Londra

Brexit: cosa succede agli italiani che lavorano o studiano a Londra, le ipotesi più probabili