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Brontolio da Facebook: stilata la classifica degli utenti più odiosi

Tutti noi odiamo qualcuno. Questa è una delle poche verità assolute che la vita ci offre. Odiare è gratis e fa parte della natura umana. Nell’era 2.0, anche i sentimenti diventano virtuali e ci rimbalzano contro come un boomerang. In questo caso si tratta di social network e, nello specifico, i post melensi, moralisti, ammonitori, di alcuni nostri contatti. Si chiama brontolio da Facebook, in inglese humblebragging ed è una delle pratiche più fastidiose dell’ultimo secolo.

Ci sono diversi tipo di personaggi che popolano il mondo di Facebook e dei social network in generale. Di sicuro a molti è capitato di fare pulizia fra quei contatti che passano il loro tempo a inveire su ogni cosa, che cercano di fare controcultura, di erigersi a spirito santo che tutto sa e tutto comprende. C’è il contatto vegano ad esempio: quello non manca mai di ricordarti che gli onnivori mangiano cadaveri, fanno soffrire gli altri animali e tu sei uno di loro. La loro tecnica è il generalismo, non parlano di qualcuno in particolare, ma di tutti. È la tecnica passivo-aggressiva: ti odio, non te lo dico, ma te lo faccio sapere. Poi c’è quel contatto che posta solo foto di guerra: il suo moralismo va di pari passo con la truculenza delle foto che riesce a trovare. “Sappi” ti dice lui “che se non piangi tutti i morti come faccio io, allora sei razzista”.

L’Università della Harvard Business School ha condotto uno studio su questa pratica, stilando una classifica: i più odiosi sono i falsi modesti: quelli che mascherano un successo con il cosiddetto brontolio da Facebook. Al secondo posto troviamo gli amanti dell’Apocalisse, i catastrofici amano ricordarti che il mondo sta per finire e tu con lui. Al terzo posto i ripetitivi, ovvero quei contatti che postano sempre le stesse cose, come il calcio o le immagini con frasi di pessimo gusto accompagnate da sfondi paradisiaci, video di gatti e cani. Poi ci sono i fissati, ad esempio quelli che non fanno altro che parlare dei loro progressi in palestra, che postano foto delle loro colazioni, pranzi, cene, aperitivi. Insomma, quelle persone che hanno un pessimo rapporto col cibo, ma non se ne sono ancora rese conto. E infine le neo mamme, che non riescono a fare a meno di scrivere tutto quello che succede al loro neonato. L’unico problema è che a noi non interessa. Una successiva ricerca della University of Missouri afferma che queste pratiche sono da prendere con le pinze, in poche parole, bisogna passarci sopra, altrimenti il rischio depressione è dietro l’angolo.

Photo Credit: PathDoc/Shuttershock.com

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