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Bruciata viva a Pozzuoli, parla l’aguzzino di Carla: “L’ho fatto perché mi tradiva”

La vita di Carla Caiazzo è appesa a un filo, le sue condizioni drammaticamente stazionarie. Per lei, dicono i medici del Cardarelli di Napoli, solo il 50% delle possibilità di farcela, gran parte di viso, collo e torace ustionati. Il suo compagno, l’uomo che era stato con lei da una vita, il padre della bambina che portava in grembo, quando due giorni fa l’ha cosparsa di alcol e le ha dato fuoco, l’avrebbe sfregiata per i suoi presunti tradimenti: “Ho tentato di suicidarmi quattro mesi fa, i hanno salvato dei ragazzi. Prendo anti-depressivi per dormire. Non sto bene e sapere che, nonostante attendessimo una figlia, lei continuava a vedere un altro mi faceva stare ancora più male”.

Paolo Pietropaolo, in carcere in isolamento a Cassino, dopo l’aggressione si è dato alla fuga schiantandosi con la sua auto a Formia – “Ho tentato di uccidermi in quel modo, ho capito subito di aver fatto una cazzata”, ha detto subito dopo l’arresto – ora si dimena in carcere e piange. Dice di essersi pentito, di voler pagare per ciò che ha fatto e chiede di lei, “Come sta Carla?”, ne ha dato conferma il suo legale, Gennaro Razzino, che ha parlato di “pentimento” da parte del suo assistito, il quale soffrirebbe di depressione e il giorno dell’aggressione alla compagna avrebbe fatto abuso di psicofarmaci, tentando di uccidersi.

Il gip di Cassino, Angelo Lanna, dopo tre ore di camera di consiglio ha convalidato il fermo giudiziario di Paolo Pietropaolo, contestando al 40enne il reato di tentato omicidio pluriaggravato e procurato aborto. Nelle sue motivazioni il pericolo di fuga, la pericolosità e il timore di una reiterazione del reato da parte dell’uomo.

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