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Bruno Caccia ammazzato, caso riaperto: “Abbiamo usato il trucco delle lettere anonime”

Bruno Caccia, procuratore capo di Torino, stava portando a spasso il cane senza la sua scorta: erano circa le 23:00 del 26 giugno 1983 in via Sommacampagna. Due killer, a bordo di una 128, spararono 14 colpi di pistola che lo uccisero in quella strada. Si è trattato dell’unico giudice assassinato dalla ‘ndrangheta nel nord Italia.
Uno dei presunti killer è stato arrestato dalla polizia: Rocco Schirripa, 62enne di origine calabrese, che da anni lavora come panettiere a Torino, città che fu teatro della sparatoria a danno di Caccia. Aperta un’inchiesta dalla procura di Milano che vede a capo Ilda Boccassini. Incastrare il presunto omicida è stato possibile grazie ad un vecchio trucchetto usato dagli investigatori: quello delle lettere anonime.
Mercoledì 23 dicembre nel carcere San Vittore di Milano l’uomo verrà interrogato, il caso è stato ufficialmente riaperto: “Le indagini hanno confermato che i calabresi sono stati mandanti ed esecutori materiali di un omicidio di mafia di questa portata. Stiamo verificando se l’omicidio sia stato voluto dalla famiglia Belfiore con il beneplacito dell’organizzazione in Calabria” ha dichiarato la Boccassini.

 

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