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Bruxelles e la resa al terrore

Foreign fighters che partono dal cuore della città, interi quartieri in mano a jihadisti e trafficanti d’armi in affari con i terroristi di mezzo mondo, a Molenbeek il covo della mente degli attentati di Parigi di novembre 2015. Bruxelles firma la resa al terrore, subendo oggi un devastante attacco multiplo senza precedenti nella sua storia.

E’ difficile commentare mentre la città è ancora in preda al terrore, con la conta dei morti ancora parziale e centinaia di feriti negli ospedali mentre per le strade di Bruxelles (finalmente) compare l’esercito. Certo qualche giorno dopo l’arresto di Salah Abdeslam, vedere queste immagini non può fare pensare che si siano drammaticamente sottovalutate le parole stesse dei servizi di sicurezza che, dopo la cattura del terrorista, avevano detto “Stava progettando nuovi attentati”.

L’arresto di Salah è stato come la fiamma che accende la miccia, ma la “bomba” era da tempo nascosta nel cuore della città che ha firmato, inconsapevolmente, la sua resa al terrore. Che fine farà il Belgio tollerante e democratico, capitale dell’Unione Europea, dopo questa ferita mortale? Difficile non restare allibiti dietro il tardivo, anzi folle ritardo con cui il governo ha innalzato oggi il livello d’allerta al massimo, solo in tarda mattinata. Come è possibile che dopo le parole di Salah non si sia subito blindata la città? Come è possibile che uomini armati siano potuti entrare indisturbati nell’aeroporto di Zaventem e farsi saltare in aria ad un check-in?

Ora è il momento del dolore e della massima allerta per tutta Europa, ma appena sarà chiara definitivamente la portata di questo nuovo attacco al cuore dell’Europa andrà chiarito una volta per tutte che siamo in guerra e che questa guerra va combattuta fino in fondo, con strumenti finora mai utilizzati. Altrimenti ci dicano che vogliono firmare la resa anticipata al terrore e la nostra condanna a morte collettiva.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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