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Bufala terremoto: è vero che il Governo non risarcisce i danni?

Bufala terremoto: è vero che il Governo falsifica i dati sull’intensità dei terremoti allo scopo di non indennizzare chi ha subìto dei danni? Per fortuna non è vero, ma è necessario spiegare il perché si è diffusa così velocemente questa leggenda metropolitana, che adesso in molti liquidano come una bufala totalmente campata per aria.

Bufala terremoto: cosa si sostiene, e come è nata

Secondo una leggenda metropolitana molto diffusa, rilanciata anche ieri, anche da “Parlamentari della Repubblica”, in caso di terremoti la cui intensità si misuri al di sotto dei 6.0 gradi (senza specificare se “Scala Mercalli” o “Scala Richter”), il Governo non indennizzerebbe i danni di chi ha perso la casa. Di conseguenza, il Governo ordinerebbe ai giornali, e all’Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di limare verso il basso la misurazione della potenza dei terremoti, per evitare di dover stanziare denaro per la ricostruzione.

In realtà non esiste alcuna norma di questo tipo: la leggenda metropolitana ha però un fondo di verità, come tutte le leggende. Durante il Governo Monti, si voleva arrivare ad una situazione in cui la maggior parte dei cittadini assicurasse le proprie abitazioni contro le calamità naturali. Per ottenere questo risultato, nel Decreto Legge per il riordino della Protezione Civile, pensarono bene di escludere del tutto l’indennizzo da parte dello stato per i danni delle calamità naturali. Decreto Legge approvato il 15 Maggio 2012, esattamente 5 giorni prima del terremoto che colpì l’Emilia Romagna. Stando a quel decreto, non ci sarebbero dovuti essere indennizzi a chi aveva subito danni. Il Presidente Monti, allora in carica, firmò un decreto apposito per le spese di ricostruzione. Sta di fatto che nella Legge 100 del 12 Luglio 2012, che convertì in legge il Decreto del 15 Maggio 2012, l’articolo “incriminato” secondo cui il Governo non avrebbe più pagato le spese di ricostruzione dopo le calamità naturali, venne eliminato. In estrema sintesi: si corse il rischio che sparissero, per la nota faciloneria del non rimpianto “Governo Tecnico”, gli stanziamenti per le ricostruzioni, ma nella pratica questo non è accaduto.

Bufala terremoto: perché si registrano differenze tra varie misurazioni

Perché ci sono differenti misurazioni dell’intensità dei terremoti? Le misurazioni di intensità dei terremoti sono soggette a più variabili. La maggiore variabile è la differenza tra la Scala Mercalli, e la Scala Richter, a cui con la disponibilità di strumenti più evoluti, si è affiancata la “Scala di magnitudo momento”. La prima misura l’intensità del terremoto in base alle distruzioni e danneggiamenti che ha causato. Le altre due misurano l’energia vera e propria del terremoto. Se avviene un terremoto molto forte in una zona disabitata, senza edifici, ponti, strade, secondo la Scala Mercalli, andremmo a misurare un terremoto di basso livello, perché non si è verificata alcuna distruzione. Limitandoci ai due metodi di misurazione che misurano effettivamente l’energia, entrano in gioco i diversi tipi di calcolo che si effettuano, e che danno risultati differenti in base al tipo di terremoto avvenuto ed alla conformazione della zona colpita. In ultimo, come in tutti i calcoli, possono esserci differenti approssimazioni che inducono lievi scartamenti nella misurazione.

Alcuni di quelli che hanno messo in giro la bufala del terremoto erano insospettiti dal fatto che la TV francese indicasse una magnitudo leggermente superiore a quella indicata dalle TV italiane. Questa differenza è spiegabile allorquando la TV francese abbia fatto riferimento alle misurazioni registrate dagli strumenti dei centri di ricerca francesi, invece che rifarsi a quanto diramato dall’INGV italiano: in presenza di modelli di calcolo differenti, è possibile che i centri di ricerca francesi ottenessero una misurazione leggermente differente. Nessun complotto del governo italiano per “addomesticare i dati”. In ogni caso, per dormire sonni un filo più tranquilli, meglio pensare di assicurare la propria abitazione contro le calamità naturali: per qualche centinaia di € all’anno, si può sperare di non dover dipendere dagli stanziamenti del governo per rimettersi in piedi dopo gli eventi disastrosi…

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